Gallo Belotti, il nuovo centravanti

Il 5 marzo 2017 sarà stata per molti tifosi italiani una domenica come tante altre: anticipo delle 12.30 tra Atalanta e Fiorentina, partite delle 15 ed infine classico posticipo serale tra Bologna e Lazio. Per un attaccante classe ’93 proveniente da Calcinate (Bergamo), invece,  una domenica che poteva sembrare come tante si è trasformata in un giorno speciale durante il  match tra la sua squadra, il Torino e la sua ex squadra, il Palermo.

OLIMPICO IN DELIRIO: BELOTTI ALZA LA CRESTA

La partita, nei primi 45 minuti, si era messa male per i padroni di casa, che si trovavano sotto nel punteggio grazie al grande gol siglato da Rispoli. Nel secondo tempo è proprio questo ragazzo a mettere le cose a posto per il Torino: il suo nome è Andrea Belotti e in 7 minuti della seconda frazione, tra 74esimo e 81esimo segna ben 3 reti che consentono ai granata di ribaltare il punteggio e di conquistare 3 punti preziosi. La domenica del “Gallo” Belotti viene dunque impreziosita dalla sua seconda tripletta nel nostro massimo campionato e dal primato solitario ottenuto nella classifica marcatori, avendo raggiunto quota 22 reti.

Per l’ennesima volta, il 5 marzo 2017, Andrea ha dimostrato a tutta Italia di essere pronto per diventare il numero 9 della Nazionale per i prossimi anni e di interpretare nel modo più corretto il ruolo di centravanti, che nel corso degli ultimi anni ha subito una sostanziale modifica rispetto agli attaccanti che eravamo soliti ammirare nei primi anni 2000. Belotti, infatti, così come l’ex compagno di squadra Immobile, non rispecchia le caratteristiche degli attaccanti che hanno dominato in Italia fino a pochi anni fa e con cui trionfammo al mondiale in Germania nel 2006, che erano invece gli interpreti perfetti del ruolo di centravanti di quell’epoca. Basti pensare che nella spedizione tedesca erano presenti Inzaghi, Gilardino e Toni: giocatori con il gol nel sangue ma che sono ben lontani da ciò che deve dare oggi quello che possiamo definire un “nuovo prototipo di centravanti”.

LA SCALATA DEL GALLO

Da quando ha esordito tra i professionisti nel 2011 con la maglia dell’Albinoleffe sono palesi i miglioramenti del ragazzo, che ora ha come armi migliori (oltre alla visione della porta) il suo senso della posizione, che lo porta a trovarsi sempre nel posto giusto al momento giusto, e il suo grande spirito di sacrificio, che appunto lo differenzia da quel prototipo di attaccante che vede solo la porta, come erano i suoi predecessori nel nostro massimo campionato. Di chi sono i meriti di questo suo grande miglioramento? Di certo non si possono non prendere in considerazione quelli del Palermo, che ha puntato su Belotti prima per cercare di risalire la china dopo la retrocessione in Serie B, e poi gli ha fatto assaporare per la prima volta la Serie A, concedendogli la presenza in ben 38 gare su 38 (sebbene spesso da subentrante). In secondo luogo è cruciale il ruolo che ha avuto Ventura per la crescita calcistica del numero 9 del Torino. Quando è approdato nella squadra di Cairo nella scorsa stagione, infatti, il “Gallo” sembrava un buon attaccante, ma niente di più: a Palermo aveva mostrato le sue doti, ma non aveva ancora raggiunto la piena maturità. Piena maturità che verrà raggiunta solo durante la scorsa stagione, dopo che nella prima parte del campionato aveva faticato molto ad entrare nei meccanismi di gioco dell’attuale ct della Nazionale, trovandosi anche spesso in ballottaggio con Maxi Lopez per una maglia da titolare. Ma non appena il classe ’93 è riuscito ad entrare nel sistema di gioco di Ventura la musica è cambiata: 11 gol nel solo girone di ritorno del campionato 2015/16, e 22 in 24 presenze in questa stagione.

È l’attaccante che ha segnato di più nel 2016 in Serie A dopo Higuain, e già solo questo dato ci fa capire quanto sia ormai maturo e pronto per essere il nostro centravanti. Probabilmente la sua tripletta avrà cambiato solo la sua domenica, ma se continua così Belotti potrà presto cambiare le sorti della nostra Nazionale. In alto la cresta allora,  perchè in fondo, il tifo per lui, dobbiamo farlo un po’ tutti.