Ibrahimovic: “Se Tonali è ludopatico va aiutato, è una droga. Leao come Balotelli? Uno è un genio, l’altro sta in tribuna”

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Zlatan Ibrahimovic, ex centravanti del Milan, ha rilasciato alcune dichiarazioni direttamente dal palco del Festival dello Sport organizzato da La Gazzetta dello Sport a Trento. Lo svedese ha parlato del coinvolgimento di Sandro Tonali nella vicenda scommesse, del paragone tra Rafael Leao e Mario Balotelli e dello Scudetto vinto con i rossoneri nella stagione 2021/22.

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Le sue parole

Tonali?
“Quando sbarcò al Milan Tonali era arrivato dal Brescia e aveva appena realizzato il suo sogno. Nel primo anno era troppo tifoso, gli dissi che così non andava bene. Doveva fare un ulteriore passo ed essere decisivo per far felici i tifosi. Si vedeva da subito che era forte, ma giocare nel Brescia con tutto il rispetto non è come giocare al Milan. Altre pressioni, altra mentalità, altri obiettivi. Al Milan se perdi io sono il primo che arrivo a dirtelo, poi l’allenatore, il club e i tifosi. Chiaro che serve del tempo per crescere, così come devono essere d’aiuto i compagni. Il calcio è sempre uno sport collettivo non è individuale”.

Ti ha fatto male vedere Tonali uscire da Coverciano con un avviso di garanzia per il caso scommesse?
“So poco di questa storia, non avevo mai notato nulla di strano in lui. Però non si giudica senza sapere tutto. Se è malato del gioco bisogna aiutarlo perché è come una droga. Anche io ho giocato al casinò perché ognuno fa quello che vuole con i suoi soldi. Però bisogna capire la situazione”.

Leao come Balotelli?
“Quando un ragazzino ha la possibilità di sfruttare il suo talento per creare il futuro e perde le occasioni è un peccato. Balotelli ne ha avute tante e le ha perse tutte. Questa è la verità. Rafael Leao non è Balotelli, quel colpo di tacco sbagliato qualche partita fa è una roba geniale. Se avesse segnato così sarebbe stato un genio. E quella cosa fa capire perché Leao è lì e Balotelli in tribuna”.

Maldini?
“Con Paolo Maldini ho un buon rapporto e ho avuto modo di conoscere la persona. Cresceva come dirigente e non era una situazione facile. Anzi, tutto il contrario. Era sempre presente, tutti i giorni, parlava con l’allenatore e i giocatori. Sul mercato non era facile muoversi, il budget era limitato. Maldini per me ha fatto un grande lavoro perché abbiamo vinto e quando si vince significa che tutti hanno fatto il proprio. Mi spiace quello che è successo perché è una bandiera del Milan. Nel calcio però le cose possono cambiare ma per il Milan ha fatto cose ottime sia da calciatore sia da dirigente”.

La vittoria dello Scudetto 2021/22 con il Milan?
“L’ultimo scudetto del Milan è stato quello che mi ha dato più soddisfazione rispetto a tutti gli altri. La squadra non era favorita, forse nemmeno da primi 4 posti. Zero super star e anche io non ero abituato a una squadra del genere. Era tutto il contrario del Milan in cui avevo giocato. Non era una situazione facile anche a livello societario, ma noi da dentro eravamo sempre uniti. Chi non era pronto a lavorare giorno dopo giorno e fare sacrifici è andato via e piano piano si è creato un gruppo meraviglioso. C’era un’atmosfera troppo bella. Non eravamo fenomeni, lo ero solo io. Zero super star ma tutti hanno aiutato il compagno a crescere. Giocare senza tifosi nell’anno del Covid ha aiutato la crescita, poi una volta al top i tifosi ci hanno dato una carica in più e diventavamo sempre più forti. Il miglior gruppo che ho avuto da calciatore. Dopo la partita con il Sassuolo un gran casino, vedevo alcuni miei compagni e membri dello staff piangere di gioia. Fu per me un’emozione perché capii che ero riuscito a mantenere la promessa fatta quando tornai. Le prime volte che entravo nello spogliatoio chiedevo: ‘Alzi la mano chi ha giocato in Champions’. Oppure: ‘Alzi la mano chi ha vinto trofei’. Zero. Ma dissi che quello era l’anno giusto per vincere. Presi da parte Tomori e gli spiegai che vincere al Chelsea è una roba vincere al Milan è un’altra cosa, un’altra storia. La sera che festeggiammo mi disse che avevo ragione”.