Il Genio della Lampada si ferma: Diamanti annuncia il suo addio al calcio

Il tempo passa per tutti lo sai, nessuno indietro lo riporterà neppure noi” canterebbe Max Pezzali per descrivere l’addio al calcio di Alino Diamanti che nell’ultima domenica di aprile in Australia appenderà le scarpe al chiodo definitivamente.

Un numero dieci atipico, dotato di classe immensa e di colpi di genio misto a leggerezza toscana che il nostro calcio ricorderà certamente che forse non ha mai avuto una chance in una grandissima squadra per prendersi definitivamente le luci della ribalta sui campi. Diamanti però ha fatto anche altro: oltre alla classe smiscelata nei campi che ha solcato, è stato e sarà certamente un esempio di simpatia e leggerezza al di fuori dal campo. Un campione a 360 gradi.

Il calcio di provincia e la favola Livorno: il punto più alto di Alino

Luglio 2007 è la data che segna il primo amore calcistico nella vita di Alessandro Diamanti. Il fantasista approda al Livorno con un triplo salto, dalla Serie C alla Serie A. Il presidente Spinelli, come spesso accadeva in quegli anni, dimostrò di averci visto lungo. Con la piazza, “Aladino” questo il soprannome che gli davano alcuni tifosi, si instaura un rapporto stupendo con il numero 23 che diventa guida anche nelle sconfitte.

Dopo la retrocessione in B, Diamanti si prende il Livorno sulle spalle e lo riconduce alla Serie A nel 2009 con una stagione da record e da immortale: negli occhi non solo dei tifosi amaranto, ma di tutti gli appassionati dello sport, sono facilmente attingibili i gol e le prodezze di Diamanti in quell’annata. Dalla prima punizione al gol al volo in finale play off che valse la promozione in serie A nel 2009, per finire con l’ultima perla: quel tiro da trenta metri contro il Palermo con la palla che va a gonfiare la rete e manda in visibilio i tifosi del Livorno. Un numero dieci che non portava quel numero sulle spalle, ma che diventava rapidamente guida, risorsa e divertimento in tutte le squadre in cui ha vissuto.

In quegli anni Diamanti si guadagna anche la convocazione in Nazionale con Prandelli in panchina: il numero 23 entra nei convocati per la spedizione in Polonia ed Ucraina, quando gli azzurri si spingono fino alla finale poi persa contro la Spagna dei campioni. Anche in quella circostanza, Diamanti mise una firma non banale: fu lui a siglare l’ultimo rigore della serie nella sfida contro l’Inghilterra, spiazzando Hart e facendo volare la nostra Nazionale in semifinale contro la Germania.

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Diamanti e l’addio al calcio: il post su Instagram

A pochi giorni dal suo 40° compleanno, Diamanti ha deciso di chiudere con il calcio giocato. Il centrocampista, tramite un post su Instragram, ha comunicato che il prossimo sabato (28 aprile) sarà l’ultima partita in Australia con il suo Western United. Questa la lettera: “Dopo 23 anni quella di sabato sarà la mia ultima partita. Un milione di cose da dire, centinaia di foto da mettere, migliaia di persone da ringraziare, ma sarò semplice: sono un uomo felice. Io che ho sempre cercato di essere un calciatore della gente, per la gente, io che ho sempre seguito i valori veri del calcio.

E ancora: “Non sono stato stato un giocatore da 100 trofei, ma sono stato un giocatore che si è sentito amato: dai miei cari innanzitutto e poi da tutte le migliaia di persone che mi seguono da più di 20 anni. Un amore profondamente verso, l’amore che voi tifosi mi avete costantemente sempre dato. E’ stata ed è la mia più grande vittoria. Adesso sono pronto ad affrontare altre sfide con gli stessi valori e con le stesse certezze che mi hanno accompagnato fin dal primo momento che ho preso in mano il pallone: passione, lavoro duro, umiltà, entusiasmo, sana follia e tante risate!”.

Un calciatore della e per la gente che ha saputo farsi riconoscere per bontà e simpatia prima che per classe, che è stata tanta. Il ringraziamento a Diamanti va fatto proprio per quello che ci ha comunicato, ossia che leggerezza e bontà siano le virtù più importanti che ti possano far sentire amato dalla gente. L’essere persona speciale prima rispetto a tutto, anche dello stesso calcio. Poi se con il pallone si fa poesia ancora meglio.

Grazie Alino per quello che ci ha insegnato!