Inter, Lukaku: “Dopo l’Europa League non ho parlato per 4 giorni”. Su Conte, Kean e Chiesa…

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Il centravanti dell’Inter, Romelu Lukaku, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della Gazzetta toccando tutta una serie di punti, dal rapporto con Conte alla finale di Europa League. La prima battuta del belga è stata sulla sua infanzia, che ha così ricordato: “Mio papà non ha avuto fortuna con i soldi. Quando ha smesso la carriera non ha comprato una casa, non ha risparmiato. Quando lui ha finito di giocare io ho capito velocemente che noi avremmo avuto delle serie difficoltà economiche. Ho deciso subito di fare il calciatore. Volevo migliorare la situazione della mia famiglia”. Sulle ambizioni di quest’anno dell’Inter invece: “Per me la cosa più importante è parlare in campo, dobbiamo giocare e far bene nei 90’. Fuori dal campo non sono una persona che parla tanto. Preferisco esprimermi quando gioco. Ma voglio dare tutto quanto posso per far bene, quest’anno. Per far bene all’Inter”. Non poteva mancare poi un commento sul nuovo arrivato Vidal, a lungo cercato dai nerazzurri: “Per noi l’arrivo di Vidal è molto importante: è un giocatore di grande qualità. L’anno scorso abbiamo fatto bene ma se dobbiamo migliorare è in qualità ed esperienza. Due doti che lui ha. Non si vince tanto e con squadre diverse se non si è giocatori di livello”.

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Il rapporto con Conte

Oltre a soffermarsi sul rapporto con il mister Antonio Conte, ha poi fatto un bilancio sulla sua esperienza all‘Inter finora: “Per me giocare nell’Inter è un sogno che si realizza. Non avrei mai potuto immaginare che si avverasse. Io non prendo questa opportunità alla leggera, sono venuto qua per fare bene, per lasciare un segno. Ogni giorno, quando mi sveglio, voglio fare di tutto per migliorare. Posso giocare bene o male ma ogni volta che scendo in campo voglio dare tutto. Anche in allenamento sono così. Il mister e i compagni mi prendono in giro perché io mi arrabbio anche quando perdo le partitelle tra noi. Questa è la mia maniera di giocare al calcio, di pensare il calcio. Quando non sarà più così, smetterò. Su Conte dico che per me è un mentore, un padre, una persona che mi capisce veramente bene. E anche io lo capisco e gli sono grato della stima che ha sempre avuto per me. La prima volta che lui mi ha chiamato, sei anni fa, già voleva che fossi acquistato. Per me giocare per lui è veramente la realizzazione di un sogno. Vedi le sue squadre e capisci che puoi, come singolo e come collettivo, imparare tanto e migliorare tanto. Sento di essere cresciuto molto nella stagione scorsa, merito del mister e del suo staff. Ma dobbiamo pensare sia solo l’inizio. Dobbiamo migliorare ancora e Conte è l’allenatore giusto per farlo”. Da riportare anche le sue parole circa le sensazioni successive allo scacco con il Siviglia in finale di Europa League: “E’ stato un momento molto difficile per me. Non ho parlato nei quattro giorni successivi alla partita. Però un giorno mi sono svegliato e mi sono dato una ragione. Nella stagione passata non abbiamo vinto il campionato per un punto, abbiamo perso la semifinale della Coppa Italia perché non abbiamo fatto un gol e poi la finale 3 a 2, in quel modo. Sono cose che succedono. Solo soffrendo si migliora. La vittoria è fatica, è carattere, è analisi dei propri limiti. Ma è combattività, è voglia di riscatto e di successo. Si può perdere, ma solo per imparare a vincere”.

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“Stimo Kean e Chiesa”

L’intervista si è conclusa con un commento sulle difese della Serie A e sui prospetti italiani più interessanti: “Sono tutti forti, in Italia. Koulibaly è tosto, mi diverto quando gioco con lui: mi piace il contrasto, la forza dell’avversario. E’ così con Klavan che gioca a Cagliari, o Kumbulla che era al Verona o con Bonucci o Romagnoli. Tutti giocatori che quando giocano con me ci mettono un impegno particolare. Ma questo vale anche per me, perché voglio vincere, e più il difensore è forte e più mi motiva. Non si meravigli, ma un buon difensore rende l’attaccante migliore, perché lo obbliga a dare tutto e a cercare nuove soluzioni. Barella sarà un giocatore molto importante, per la Nazionale e per l’Inter. E’ un ragazzo cresciuto molto negli ultimi sei mesi ed è impressionante con la palla e anche a livello fisico, di mentalità. Anche Esposito può essere un calciatore importante, ma deve giocare di più. Con la mentalità che ha e con più minuti in campo potrà dare molto. Stimo anche Kean e Chiesa“.