Sono passati ormai due anni da quella maledetta sera del 13 Novembre 2017, data che ogni tifoso italiano vorrebbe volentieri cancellare dalla propria memoria.
Dal fallimento al successo
L’Italia di Ventura rimedia un’inspiegabile pareggio contro la modesta Svezia, a San Siro, non prendendo parte al mondiale 2018. Un punto di non ritorno, difficile da digerire e soprattutto da rimuovere. Ora la musica è decisamente cambiata. Il fallimento ha portato alla rinascita e al successo. Mancini, l’erede designato a Ventura, era colui che doveva ricostruire un’intera squadra e sanare una mentalità folgorata dal fallimento. Il tecnico ha dimostrato attraverso il lavoro, l’impegno e la fiducia nei propri talenti che si può arrivare lontano, ma cosa più importante si può ripartire.

La nuova Italia
Sotto la guida del nuovo ct, l’Italia s’è desta. La squadra ha vinto 12 delle 18 partite disputate tra amichevoli e competizioni ufficiali, superando e ottenendo nuovi record. La striscia di 10 successi consecutivi è ormai storia. È stato infatti superato il precedente record dell’Italia di Pozzo (9 vittorie consecutive). Da quando Mancini è il Commissario Tecnico della Nazionale, gli azzurri hanno segnato 36 gol: 28 di questi sono arrivati nelle qualificazioni europee. Solo in 2 occasioni l’Italia è rimasta a secco di realizzazioni. 11 sono invece le reti incassate di cui soltanto 3 nei match di qualificazione ad Euro 2020. Dati impressionanti, se messi a confronto con l’Italia di due anni fa.
Ma il fattore più importante è che questa squadra non ha alcuna intenzione di fermarsi. Infatti, nonostante la qualificazione agli Europei con 3 giornate d’anticipo, gli azzurri non hanno mai abbassato il livello e l’intensità di gioco. Roberto Mancini è riuscito a creare una squadra giovane, con tanta volontà di migliorare partita dopo partita. Con l’ultimo successo contro la Bosnia, il commissario tecnico ha dimostrato come giocatori che faticano, e non poco, in campionato (Insigne, Bernardeschi e Florenzi), possano comunque dare un contributo decisivo alla squadra.
Probabile formazione
La bravura di Mancini è stata quella di riuscire a creare una squadra con minimo due validi interpreti per ruolo. A dimostrazione del fatto, la presenza dal 1° minuto di Tonali al posto degli infortunati Verratti e Sensi. Giocatori giovani con possibilità di crescita esponenziali.
Nella sfida che si giocherà al Renzo Barbera di Palermo, il ct cambierà quasi sicuramente la maggior parte dei protagonisti scesi in campo contro la Bosnia. Il modulo proposto sarà il solito 4-3-3 con Sirigu in porta, in difesa partendo da sinistra verso destra Biraghi, Bonucci, Romagnoli, Di Lorenzo. Centrocampo rivoluzionato ad eccezione di Barella con Jorginho e Zaniolo. In attacco Immobile prende il posto dell’amico Belotti mentre sugli esterni ci saranno Chiesa e Insigne.

L’avversario
Attualmente l’Armenia occupa il 4° posto nel girone J ad un punto dalla Grecia ed otto dal secondo posto occupato dalla Finlandia. Gli armeni registrano 3 vittorie un pareggio e 5 sconfitte durante le qualificazioni. Score di 13 gol fatti e 16 subiti. I giocatori più rappresentativi dell’Armenia sono il difensore capitano Sargis Hovsep’yan, che dal 1992 ha vestito 131 volte la maglia della nazionale, l’attaccante Yura Movsisyan, l’esperto portiere Ṙoman Berezovski. Ma la stella del calcio armeno è il centrocampista e trequartista Henrikh Mkhitaryan, che in Italia gioca con la Roma.
Precedente
Nella precedente sfida gli azzurri hanno sconfitto gli armeni per 3 a 1. L’Armenia passata in vantaggio all’11° con la rete di Karapetyan, ha subito la rimonta azzurra con le reti di Pellegrini, Belotti e l’autogol di Ayrapetyan nel finale. La posto in gioco, precedentemente era molto più alta. Gli azzurri dovevano combattere per mantenere il primo posto. Gli armeni, al contrario, erano chiamati ad ottenere successi per sperare in una qualificazione alquanto difficile. Tutto è andato secondo i piani per la nazionale italiana, mentre l’Armenia non è riuscita ad agguantare quel secondo posto sperato. La partita di fatto, l’ultima che chiude il torneo a gironi, risulta piuttosto inutile ai fini della classifica e della qualificazione.

Tuttavia la squadra di Mancini non deve interrompere il suo processo di crescita e dimostrare maturità anche nelle partite che contano poco. Perché se è giusto dare meriti ed elogi a questa nuova nazionale (Italia), è anche vero che gli avversari non hanno mai superato un certo livello di difficoltà. Le partite contro avversari importanti arriveranno e la squadra dovrà dimostrare di poter competere con chiunque.

