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Juventus, l’acquisto di Locatelli dal Sassuolo non convince gli inquirenti: i dettagli dell’indagine

Fioccano i dubbi e le perplessità degli inquirenti su quello che attornia il mondo della Juventus. Sotto il vaglio della Procura di Torino ci sarebbe anche la modalità attraverso cui Manuel Locatelli arrivò in bianconero nell’agosto del 2021. Le forze dell’ordine, infatti, starebbero indagando sui rapporti fra i dirigenti bianconeri e l’attuale amministratore delegato del Sassuolo Giovanni Carnevali con delle intercettazioni sotto la lente di ingrandimento.

Juventus, l’operazione Locatelli e quei bonus facili da raggiungere al vaglio delle indagini

Il passaggio di Locatelli alla Juventus convince poco gli inquirenti per due motivi principali: le spese spalmate in lungo lasso di tempo e per tanti dei bonus ritenuti “facilmente raggiungibili” dagli inquirenti. Infatti, Secondo la Procura di Torino esiste “la non piena e veritiera rappresentazione in bilancio degli oneri finanziari assunti da Juventus Fc”.

Ad incentivare le indagini ci sarebbero anche due intercettazioni di quel periodo a tenere banco. La prima riguarderebbe Paratici e Carnevali, con l’ex direttore sportivo della Juventus che si sarebbe lasciato andare a queste parole: “Giovanni – gli diceva Paratici in un’intercettazione riportata da ‘Repubblica’– ma se io mi siedo e le condizioni che tu mi dai sono esattamente quelle che tu dai a Edu dell’Arsenal (il Ds dei Gunners, ndr), che non hai mai visto in vita tua, qual è il valore aggiunto della nostra relazione decennale? Che fine hanno fatto gli 8 milioni che hai guadagnato in 6 mesi con Demiral, che non sapevi chi era? Che fine ha fatto il nostro decisivo appoggio quando hai preso Sensi? Che fine ha fatto la valorizzazione di Zaza? Che fine hanno fatto 13 milioni che hai preso con Lirola?”.

La seconda, invece, riguarderebbe Cherubini e Bertola con il primo che parlerebbe sulle modalità dell’operazione conclusa: “Se io sono in partnership e poi quando vengo a comprare un giocatore sono trattato come un cliente che arriva per la prima volta, non è una partnership perché noi a loro in questi anni… Demiral non sapevano neanche chi era… dovevamo prenderlo per noi ma non avevamo posto… Gli abbiamo portato l’agente nella sede… serviva una società, noi non potevamo”.

Antonio Di Cello

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