Juventus, Sarri: “Il prossimo viaggio che voglio fare? Roma per la finale di Coppa Italia”

maurizio-sarri

Il tecnico della Juventus, Maurizio Sarri, è stato ospite del programma “A Casa con la Juve”, in onda direttamente dai canali ufficiali bianconeri di Facebook e YouTube. Oltre al tecnico toscano e ai due presentatori Claudio Zuliani ed Enrico Zambruno, l’altro ospite è stato lo scrittore Sandro Veronesi. Ecco un estratto.

maurizio-sarri

“…e poi una città europea, vorrà dire andare avanti in Champions”

Che effetto le fa risentire le parole di Veronesi nei suoi confronti di qualche anno fa?
Sarri: “Ero all’ultimo anno di Empoli, leggere quelle parole da un autore che avevo letto tantissimo mi fece tanto piacere. Mi ricordò una cena che avevo fatto qualche settimana prima che avevo fatto con Gianni Mura. Fare una cena con lui era forte, ricordarmela ora mi fa ancora più impressione”.
Veronesi: “Sarri era l’uomo del momento e l’Empoli la squadra dell’anno. Sarebbe potuto essere mio amico, la sentivo come un’occasione mancata per una giusta affermazione che aveva avuto da allenatore. Quella cena mi sarebbe piaciuta farla perché so che legge molto. Chiamai la Gazzetta e chiesi se potevo fare questa cosa. Quando fai una cosa pensi sempre un allenatore non la leggerò ma speravo la leggesse”.

La scaramanzia di Sarri
“Siamo così tanto legati agli episodi e a cose che devono fare altri, che la mente di un allenatore diventa sempre scaramantico. Episodi ne potrei raccontare tanti: quando ero in Eccellenza avevo la fissazione di mettere sempre la macchina allo stesso posto, i ragazzi se n’erano accorti e ogni tanto mi mettevano la macchina lì apposta. Una volta diedi a un ragazzo tre minuti per spostarla, poi misi la prima e gliela spostai…la partita finì 2-0 per noi”.

Gli anni di Sarri a Figline
“Succedeva di tutto. Il bar era l’ora di cazzeggio, dissacrante su tutto e su tutti. Da un po’ di anni a Figline abita Sting: mi ricordo una volta che passò davanti al bar Dustin Hoffman, noi per scherzo perché pensavamo non fosse lui, dicemmo ‘Dustin’ e lui si avvicinò! Era veramente lui, ospite di Sting”.

Perchè Sarri legge tanto?
“La mia professoressa di italiano mi inculcò l’idea di leggere. Una volta provai a leggere tutto l’Ulisse di James Joyce, poi sono cresciuto anche con Bukowski”.

Mister, il primo luogo inteso come viaggio che le piacerebbe visitare quando si potrà?
“Roma per la finale di Coppa Italia. E poi una città europea perché vorrà dire andare avanti in Champions”.

Cosa sta guardando?
“Ho riguardato un po’ di partite per rifarmi un’idea più distaccata. In questo momento momento bisogna pensare che faremo l’estate giocando, dunque questo è il momento giusto per staccare. Mi sa che faremo quattordici mesi consecutivi. Guardo il Milan di Sacchi e mi rendo conto che erano vent’anni avanti. E poi leggo tanti gialli”.

Sarri ai fornelli?
“Sono scarso. Ultimamente qualcosa mi viene, forse un po’ più i primi”.

Mister, ha mai pianto?
“Per le delusioni, perché a questi livelli ho vinto poco. Mai in pubblico ma ogni tanto quando torni a casa, credo sia naturale per la passione e non un segno di debolezza ma di forza… da lì ritrovi motivazioni”.

Veronesi a Sarri
“Mister mi sento protetto con Emre Can nel territorio italiano, magari ne parleremo qualche altra volta. Però mi sembra quasi una persona che quando va via lascia il vuoto. Nel calcio ci sono i rapporti umano o in categorie superiori viene difficile?”.

Sarri risponde a Veronesi
“Cambia molto il contorto, ci va un po’ più di tempo. Io ho avuto un rapporto conflittuale con lo spogliatoio del Chelsea, però poi quando ho detto che sarei andato via ho pianto e molti di loro piangevano. Io non sono tanto da pacca sulle spalle, parlo tanto di quello che sbagliano e meno di quello che va bene. Credo che sull’impatto incida tanto, poi però imparano ad apprezzarti per quello che sei. I rapporti più duraturi sono con i ragazzi che ho fatto giocare poco, quindi penso che una volta assorbito il carattere poi riconoscono qualcosa”.

I suoi ex giocatori la chiamano per consigli paterni?
“Anche. Quelli che stanno pensando di smettere mi chiedono consigli per allenare. Qualcuno mi chiede se può venire un anno nel mio staff. Qualcuno per questioni personali perché era in difficoltà con la moglie e i figli. Quando parte il rapporto, poi si può parlare di tutto”.

Mister, tutti in questo periodo abbiamo apprezzato qualcosa di vecchio. Lei?
“Soprattutto musicalmente. Qualche anno fa quando mi ritrovavo con mio figlio e amici trovavo musica imbarazzante. E io chiedevo di mettere qualcosa anni Sessanta. Adesso invece sono loro i primi a mettere quella musica, è una bella rivincita. Ho visto un film bellissimo, ‘Febbre a 90’ che consiglio a tutti perché si può capire la passione che c’è nel calcio”.

Cosa l’ha colpita nella sua avventura alla Juve?
“Ci sono due cose che mi hanno colpito: l’amore e l’odio. Siamo circondati dall’amore in tutte le città in cui andiamo, ma anche da odio. Noi siamo quelli ‘favoriti’ dagli arbitri, ma guardi i numeri è parlano chiaro, sono impressionanti. Sono stato fischiato a Napoli io, a Torino i tifosi della Fiorentina hanno insultato mia madre. Questo ti fa capire che odio c’è per questa società, e questo ti porta a innamorarti della tua realtà”.

Mister, c’è qualcosa che rimpiange dell’Inghilterra?
“Forse c’è la sensazione che i giovani possano avere più opportunità. Io non ci vivrei mai perché sono attaccato alla mia terra. Quanto al calcio, un po’ la Premier manca, perché c’è un bel clima intorno alle squadre. In un anno non ho mai sentito un coro contro ma solo grande tifo per la squadra di casa”.