La crisi della Juventus a 360 gradi: dagli errori societari alle insidie della Champions

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La domanda che risuona nella testa dei tifosi della Juventus è una sola. Cosa sta succedendo alla squadra che è stata capace di dominare la Serie A per 9 anni di fila? I risultati di questo inizio stagione sono sicuramente al di sotto di tutte le aspettative. In campionato i risultati parlano chiaro, ottavo posto in classifica e uno dei peggiori inizi di sempre. Anche in Champions League i bianconeri erano partiti bene, vittoria contro i campioni d’Europa del Chelsea e poi a Stamford Bridge il crollo, 4 gol presi e l’impotenza davanti al dominio dei blues.

Anche l’operato della società lascia a desiderare, nel 2019 viene fatto fuori il “catenacciaro” Allegri dopo 2 finali di Champions League e 5 scudetti di fila, per questa assidua ricerca del bel gioco. Al suo posto Maurizio Sarri, nella speranza di rivedere la Juventus giocare bene.

La stagione 2019-2020 però reciterà, un campionato vinto a +1 dai rivali di sempre dell’Inter, Coppa Italia e Supercoppa perse in finale rispettivamente contro Lazio e Napoli, eliminazione in Champions League agli ottavi e soprattutto un gioco non spumeggiante. A Sarri non viene data fiducia e al suo posto viene chiamato Andrea Pirlo, alla prima esperienza in assoluto da allenatore.

L’ex centrocampista del Milan non riesce a fare meglio del suo predecessore e addirittura fallisce l’obiettivo di vincere il campionato dopo 9 anni di dominio. La società torna sui suoi passi e richiama Massimiliano Allegri, rinunciando all’idea del bel gioco.

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Allegri, minestra riscaldata o periodo di crisi

Si dice che la “minestra riscaldata” non avrà mai il valore di un tempo. Possiamo portare alla luce tanti esempi: Spalletti alla Roma, Antonio Cassano alla Sampdoria, Mario Balotelli al Milan, lo stesso Buffon alla Juventus e adesso alla storia potrebbe passare anche Massimiliano Allegri. Bisogna comunque specificare che c’è ben poco della squadra che l’allenatore toscano aveva lasciato tempo fa. La Juventus ha perso la mentalità vincente, anche a causa degli enormi buchi lasciati dalle varie sessioni di mercato sbagliate.

Tante parole sul calciomercato ragionato, ma a conti fatti l’acquisto migliore degli ultimi 2 anni è stato Federico Chiesa, comprato dalla Fiorentina per 70 milioni. Il calciatore toscano non rappresenta al meglio i canoni dell’acquisto ottimale e ragionato viste anche le esigenze che aveva la rosa bianconera al tempo. Inoltre, il gioco espresso da Allegri non sembra più essere adatto al calcio moderno, vista l’intensità con cui le squadre giocano oggi e anche il numero di partite disputate che stanno aumentando sempre di più.

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E ora…

E adesso cosa si fa? Sicuramente bisogna riordinare le idee in vista della seconda parte di stagione e molto dipenderà dal mercato di riparazione. La Juventus dovrà recuperare più punti possibili in campionato, cercando di sfruttare i passi falsi delle altre big. In Champions League a meno che non ci siano ribaltoni dell’ultima giornata, i bianconeri passeranno come secondi, il che vorrebbe dire avere la possibilità di incontrare dei top club agli ottavi.

Le possibili avversarie

L’avversario designato per la Juventus è tra le squadre arrivate prime nel girone. Tra le prime classificate si dovrà evitare per forza di cose il Liverpool, il Bayern Monaco (già sicure di passare come prime della classe), una tra City e PSG, il Real Madrid e lo United, che però sono ancora in bilico tra il primo e il secondo posto. Le 2 squadre più accessibili potrebbero arrivare dal girone C e G, ovvero una tra Ajax, Sporting Lisbona e Dortmund e una tra Lille, Salisburgo, Siviglia e Wolsburg.

Come però si evince dagli ultimi anni, nessuna squadra ha la qualificazione assicurata dato che in campo europeo tutti i club ritrovano la miglior forma fisica possibile. Soprattutto se si parla di Juventus, ogni squadra potrebbe nascondere un’insidia inaspettata che ti porta all’eliminazione (Porto e Lione docet).

Il calcio italiano

Se volessimo allargare il discorso a livello nazionale, la fobia europea non è presente solo nella Juventus. Per troppi anni abbiamo assistito a debacle italiane contro avversarie più che alla nostra portata. Quello che passa è che qualsiasi club europeo incontrato negli ultimi anni ha dimostrato qualcosa in più rispetto al nostro calcio. La prima cosa che risalta è sicuramente una forma fisica di gran lunga superiore alla nostra, tutte le squadre corrono il triplo e lottano su ogni pallone fino all’ultimo minuto.

Un’altra caratteristica è il tipo di gioco, siamo abituati a vedere le nostre squadre che arrivano al risultato minimo per vincere la partita o per passare il turno. Invece le altre squadre non hanno una soglia minima, puntano a giocare un calcio offensivo e cercano di fare un gol in più delle altre squadre. In questo, la tattica del “corto muso” di Allegri, in campo europeo non riesce a dare i suoi frutti.

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L’ultima differenza evidente è la fiducia nei giovani. Se si guardano le formazioni delle squadre di altri campionati, spiccano sempre di più i nomi di calciatori nati dopo il 2000, che poi si rivelano dei piccoli fenomeni. In Italia le squadre che puntano sui giovani sono pochissime, siamo troppo legati all’idea che l’esperienza superi sempre l’imprevedibilità e la freschezza fisica del “ragazzino”. È per questo che quando vediamo un classe 2003 segnare una doppietta gli dedichiamo pagine e pagine di giornale.