Sull’acquisto di Ever Banega, tesserato a parametro zero dopo la scadenza del contratto che lo legava al Siviglia, i tifosi dell’Inter hanno riposto da subito grandi speranze. Al suo arrivo, l’argentino è stato accolto con grande entusiasmo ed il biglietto da visita (plurivincitore dell’Europa League nonché perno della nazionale albiceleste) confermava quelle che erano le impressioni comuni: Banega sarebbe stato il faro del gioco interista, l’elemento decisivo a cui affidare la sfera quando c’è da inventarsi qualcosa.
Le cose, però, non sono andate proprio così. L’Inter è passata da Roberto Mancini a Stefano Pioli, passando per la sciagurata gestione targata Frank De Boer. Questo ha mischiato le carte in tavola e stravolto troppo spesso le gerarchie: anche Banega ne ha pagato le conseguenze ed è entrato ancor di più in sofferenza quando Joao Mario ha migliorato, col passare delle giornate, le proprie prestazioni in nerazzurro (anche perché Pioli ha sempre ribadito l’incompatibilità tattica dei due: insomma, o gioca uno, o l’altro).
Le ultime partite, tuttavia, hanno mostrato un netto cambio di marcia: prima da subentrato contro Bologna e Roma, poi da protagonista nella roboante vittoria di Cagliari, Banega è riuscito a trovare buone sensazioni, dando nuove soluzioni alla fase offensiva (esemplare la traiettoria disegnata per il primo gol dell’Inter nell’ultima partita). È evidente come Ever dia il meglio di sé quando spoglio da specifici compiti tattici: la mediana fisica formata da giocatori come Kondogbia e Gagliardini, ora come ora, gli copre bene le spalle e fa quel lavoro sporco – anche in fase di possesso – che permette all’argentino di piazzarsi nella zona di campo a lui più congeniale (spesso tra centrocampo e difesa avversaria, talvolta anche dietro per prendere da subito le redini del possesso).
Al di là delle geniali soluzioni pensate, prima ancora che eseguite, dall’anarchico Banega, resta l’alternarsi di alti e bassi che costella un suo match: non è affatto sporadico vedere l’ex Boca pennellare assist al bacio e, pochi secondi dopo, sbagliare un passaggio dalla semplicità imbarazzante, frutto stavolta di una concentrazione precaria.
Insomma, Banega non sarà mai leader e sbaglia chi si ostina a pretendere questo da uno come lui, perché Ever è questo e tale sarà sempre: un artista del calcio da servire quando lo vedete correre da una parte all’altra smanioso di ricevere palla, da sopportare quando si lascerà dominare dal suo ritmo sincopato, da aspettare quando necessario. Perché la stagione, prima o poi, El Tanguito te la cambia.

