Lasciateci cantare, siamo italiani

esultanza-nazionale

Erano 53 anni che il popolo italiano non gridava al cielo l’enunciato: “CAMPIONI D’EUROPA, CAMPIONI D’EUROPA”. Il patito trionfo ai calci di rigore contro una spavalda Inghilterra a Wembley permette, dunque, agli Azzurri di lanciarsi sul tetto del vecchio continente calcistico per la seconda volta nella sua storia dopo il famoso 1968.
Un percorso netto fatto di tutte vittorie, dalla prima giornata della fase a gironi alla finalissima in terra britannica.
Dopo quasi un anno e mezzo di pandemia e un Mondiale saltato, si percepiva nell’aria una voglia di rivalsa incandescente, e il primo campionato Europeo itinerante della storia doveva essere portato a casa, a qualunque costo.

giorgio-chiellini

Fase a gironi al via: Turchia demolita

Tutto comincia la sera dell’11 giugno, in uno stadio Olimpico che torna a ospitare per la prima volta dopo un anno di silenzio assordante 14mila spettatori; la nostra Italia sfida la temibile Turchia di Senol Gunes nella prima giornata del Gruppo A di Euro 2020. Nel primo tempo, la partita non si sblocca; bisogna aspettare il 53esimo minuto per esultare a squarciagola per il nostro primo centro nel torneo: un comico autogol di Demiral apre la strada agli Azzurri che poi raddoppiano 13 minuti dopo con Immobile con un colpo da rapinatore d’area di rigore. Al 79 il match si chiude con la specialità della casa di Lorenzo Insigne: ‘o tir aggir. 3-0 e primi tre punti in cassaforte verso la qualificazione agli ottavi; basterà un trionfo contro la Svizzera per staccare il pass anticipatamente.

Auf wiedersehen, Svizzera

Sempre nella cornice capitolina, la squadra di Roberto Mancini demolisce anche gli Elvetici con un altro perentorio 3-0 ma questa volta, a brillare, c’è una stella neroverde: Manuel Locatelli, autore di una straordinaria doppietta. A chiudere i conti, invece, ci pensa ancora una volta Ciro Immobile con un destro dalla distanza con annessa complicità del portiere Sommer. Altri 3 punti e qualificazione alla fase ad eliminazione diretta conquistata.

Primo posto in cassaforte

Resta un ultimo incontro da disputare, quello valevole per il primo posto del raggruppamento, e ad affrontarci, sempre a Roma, c’è il Galles, secondo, guidato da Robert Page. Non è una gara divertente dal punto di vista dello spettacolo, infatti basta una palla inattiva ai ragazzi nostrani per sbloccare la partita: Verratti crossa dalla destra e premia l’inserimento sul primo palo di Pessina che, di destro, angola la sfera e batte Ward. Non servirà altro ai nostri per ottenere la terza vittoria su tre nella fase a gironi. Con 7 gol fatti e 0 subiti, l’Italia è l’unica squadra, insieme all’Inghilterra, ad accedere al turno successivo senza aver subito reti.

Brivido austriaco

Agli ottavi di finale, l’avversaria è una di quelle corazzate insidiose a tal punto da non riuscire a far creare agli Azzurri nemmeno un’azione manovrata: l’Austria. La cornice, questa volta, cambia perché si vola a Londra, a Wembley e il pubblico italiano al seguito è numerosissimo. Dopo una fase a gruppi senza particolari brividi, il primo arriva al minuto 69 di questo match: Arnautovic batte Donnarumma e porta in vantaggio i biancorossi. E’ un colpo durissimo per la Nazionale italiana, ma il VAR ci grazia: è fuorigioco, si può continuare. 0-0 nei 90 minuti, servono i tempi supplementari per decretare chi volerà a Monaco ad affrontare la vincente di Belgio-Portogallo. E’ proprio in questo frangente che l’Italia, come cantavano Claudio Villa e Luciano Pavarotti, si accende: Chiesa apre le marcature al quinto minuto di over time con un gran sinistro da posizione defilata, Pessina le chiude dieci minuti dopo. La squadra di Franco Foda riesce persino a riaprire i giochi con un colpo di testa di Kalajdzic nella seconda frazione aggiuntiva, ma è tutto inutile perché Mancini & co si difendono a spada tratta e portano a casa il risultato. 2-1 e quarti di finale a Monaco di Baviera conquistati, l’avversaria sarà una delle favorite alla vittoria finale, il Belgio.

Diavoli azzurri

Venerdì 2 luglio è tempo di scendere ancora una volta in campo, i diavoli rossi ci aspettano al varco, ma noi siamo i più forti di tutti: Barella ci porta in vantaggio al 31esimo, ‘o tir aggir di Insigne ci manda in paradiso a un giro di orologio dalla fine del primo tempo. Peccato che il direttore di gara, Slavko Vincic, assegni un rigore alquanto dubbio agli avversari trasformato senza pietà da Lukaku. Partita riaperta e sofferenza alle stelle per tutta la seconda frazione; il Belgio domina, l’Italia difende e porta a casa il risultato. 1-2 e si torna a cantare l’inno a Wembley, avversaria la Spagna. Unica nota dolente della serata, purtroppo, l’infortunio al tendine d’Achille di Leonardo Spinazzola. Da quel momento in poi, si gioca per lui.

Italia-Spagna, molto più di una rivincita

Passano 4 giorni e Londra si tinge ancora di azzurro: la tensione è alle stelle, siamo a sole due partite dalla gloria, ma i 3 ultimi precedenti con gli iberici non fanno ben sperare: 1 vittoria (quella del 2016) e 2 sconfitte, tra cui quel famoso 4-0 nella finale di Kiev del 2012. La vendetta è servita: 1-1 nei tempi regolamentari grazie a Chiesa che sblocca la situazione e a Morata che impatta all’80esimo sul risultato di parità. Ai supplementari non succede nulla di entusiasmante, dunque si va ai calci di rigore. Locatelli è il primo a calciare ma si fa ipnotizzare da Unai Simon; per sua fortuna, anche Dani Olmo non va in rete. Seguono i centri di Belotti e Gerard Moreno e quelli di Bonucci e Thiago Alcantara; anche Bernardeschi non fallisce, Morata, invece, sì. Jorginho, dunque, può mandarci in finale con il rigore decisivo e lui decide di batterlo con la sua solita calma serafica: breve rincorsa, passettino, saltello e palla in rete. L’Italia va a giocare la sua quarta finale di un campionato europeo della sua storia dopo quelle contro Jugoslavia nel 68, Francia nel 2000 e gli stessi spagnoli nel 2012.
Un ultimo sforzo per laurearci campioni d’Europa, un ultimo passo che porta il nome di Inghilterra, sempre a Wembley, in casa loro. Senza paura, Azzurri, fateci cantare.

L’Italia canta: “CAMPIONI”

66 mila anime colorano l’impianto londinese di bianco, di tifosi nostrani ce ne sono pochi, soltanto 6mila, ma il nostro cuore batte più forte, abbiamo un mondiale mancato da rivendicare, una pandemia che ci ha tenuti in casa per più di un anno e che ci ha privato delle nostre libertà più comuni, tra cui quella di goderci una partita al fianco dei nostri beniamini. E’ il momento di farci valere.
La partita, però, non inizia nel migliore dei modi perché, dopo soli due minuti, i Tre Leoni imbastiscono un’azione di contropiede da manuale finalizzata da un taglio sul secondo palo di Shaw che col sinistro fulmina Donnarumma dal lato corto mancino dell’area piccola. Doccia fredda per il popolo italiano, ma da quel momento, degli inglesi non ci sarà più alcuna traccia. Chiesa e l’Italia si accendono e danno il la a un dominio azzurro, coronato dalla rete di Bonucci al 67esimo che ci riporta sul livello del mare. Altri gol non arrivano, quindi, per la terza volta su quattro in questa fase ad eliminazione diretta, tocca confrontarci con i tempi supplementari. Le squadre sono stanche, non riescono a costruire nulla: i calci di rigore, dunque, sono realtà. Iniziamo noi un’altra volta, ma con Berardi, che col suo mancino spiazza Pickford e ci manda in vantaggio, ma Kane è sicuro e pareggia i conti. Tocca, poi, a Belotti, ma il suo destro viene neutralizzato dal portiere dell’Everton; la paura incombe. Maguire non sbaglia e porta avanti i britannici, non si può più sbagliare: Bonucci, da vero trascinatore, ci fa ancora sperare, Rashford, entrato solo per calciare il suo tiro dal dischetto, ci fa urlare di gioia colpendo il palo esterno. Tocca a Bernardeschi, destro centrale e gol, infallibile come contro la Spagna. Poi è il turno di Sancho, anche lui subentrato al 119esimo soltanto per la lotteria dei rigori, che si fa ipnotizzare da Gigio Donnarumma. Il pubblico è in delirio perché siamo a un rigore dal titolo e a battere non può che andare lo specialista, Jorginho. Con la sua calma serafica prende la sua rincorsa, fa i suoi passettini, il suo saltello e…Pickford ci arriva mandando la sfera sul palo. Un urlo che resta strozzato in gola per tutto il popolo italico, ma soltanto per qualche istante. Bukayo Saka ha l’opportunità di mandare il tutto ad oltranza, è l’ultimo tiro rimasto e la tensione negli occhi del giovane talento dell’Arsenal si legge pienamente. Rincorsa breve, qualche piccolo passo e mancino scagliato: è gol o non è gol? CERTO CHE NON E’ GOL, Donnarumma para e ci fa cantare di gioia dopo 53 anni dall’ultima volta.

We can be heroes

Correva l’anno 1977 quando un inglese per eccellenza come David Bowie pubblicava uno dei suoi masterpieces: “We can be heroes just for one day”. Possiamo essere eroi solo per un giorno, e invece no, caro David, perché noi italiani siamo differenti, per noi italiani, i nostri beniamini saranno eroi per anni dopo questo trionfo. Ci hanno fatto dimenticare un anno e mezzo di pandemia mondiale in un solo mese, ci hanno restituito quella gioia che noi tutti avevamo perso sia dopo quel maledetto Italia-Svezia che dopo quell’annuncio da Wuhan del febbraio del 2020, e noi gliene saremo grati tutta la vita per questo. Fateci il piacere, lasciateci cantare, siamo italiani.