Lazio, Sarri non ci sta: “Il calcio adesso è uno show, non mi ci riconosco più”

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Maurizio Sarri - Foto Antonio Fraioli

Alla vigilia della partita contro l’Inter, Maurizio Sarri si è scagliato contro il calcio moderno. La sua Lazio deve reagire dopo la clamorosa sconfitta per 3-0 contro il Bologna. All’Olimpico arriveranno i nerazzurri degli ex Correa, Inzaghi e De Vrij e l’allenatore ex Napoli non nasconde le sue preoccupazioni riguardo alla pausa delle nazionali.

Secondo il mister toscano, i giocatori quando partono con il proprio paese, oltre a staccare la spina dal proprio club, cambiano anche modo di giocare. Però ha anche aggiunto che affrontare subito una big, potrebbe aiutare i suoi calciatori a concentrarsi immediatamente sul campionato.

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Felipe Anderson – Foto Antonio Fraioli

“Difficile capire la situazione quando i calciatori sono in giro per il mondo. Si allenano più in nazionale che nei club. Non è più sport questo, il calcio ora è uno show in cui tutti i partecipanti cercano di spremere gli appassionati per fare soldi”.

“Con l’Inter mi aspetto una reazione più da uomini che da giocatori. Col Bologna abbiamo fatto una gara superficiale e i tre gol subiti sono nati da situazioni imbarazzanti. Ci sono tre punti in palio con l’Inter. Non è una partita che può essere uno spartiacque per una società che ha fatto una scelta di rottura come la nostra. E’ un anno di costruzione e transizione. L’importante è gettare le basi, ora non possiamo fare un calcio spettacolare ma dobbiamo trovare un minimo di solidità. Poi cercheremo di soddisfare la gente, ora ci serve solidità”.

“Dove può arrivare la Lazio? Non lo possiamo capire ora, dobbiamo capire quanto tempo ci servirà per crescere a livello individuale e collettivo. Trovare una risposta univoca a una problematica mentale che coinvolge 30 persone e un ambiente intero è difficile. Dobbiamo pensare solo che il lavoro può aiutarci a cambiare la mentalità. Questo è un gruppo che, nel momento in cui sembra andare nella direzioni giusta, diventa superficiale. La grande partita per me s’è fatta con la Lokomotiv Mosca, quella poteva segnare l’inizio del percorso: in quella squadra lì io mi sono riconosciuto più di quella che ha vinto il derby”. 

“Io dopo le nazionali ho sempre un certo tipo di timore perché arrivano giocatori che si sono allenati e hanno giocato in 8-9 modi diversi. Staccano la spina e pensano in modo diverso in nazionale e poi non è scontato che riescano subito a riattaccarla nei club. C’è sempre un indice di rischio, soprattutto mentale. Meglio giocare subito contro un avversario blasonato”.

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Ciro Immobile – Foto Antonio Fraioli

“Ciro da un paio di giorni si allena con noi, sembrava stare bene, stare fermo qualche giorno gli ha fatto anche bene. I nazionali vediamo. Ieri per la prima volta si sono allenati col gruppo, dentro c’erano però ragazzi che avevano giocato 36 ore prima e abbiamo chiesto loro di non spendere tanto. Oggi può essere il primo allenamento attendibile”. 

“In tanti si sono lamentati delle condizioni del terreno di gioco, ma solo a me hanno risposto. Quando ne ha parlato Mourinho, nessuno ha replicato. Il terreno dell’Olimpico non è di alto livello, inutile fare giri di parole, anche la Figc ha pensato di spostare la partita Italia-Svizzera. È scadente. Abbiamo avuto rassicurazioni, adesso aspettiamo il miglioramento”. 

“La storia degli scontri diretti tra allenatori non ci credo, dipende sempre da chi stai allenando. A Empoli ho perso tante partite, a Napoli poche. Inzaghi ha fatto bene alla Lazio e adesso è alla guida di una squadra che potrebbe essere la grande favorita per la vittoria del campionato. Anche se ha ceduto alcuni giocatori, ha fatto acquisti funzionali. Non conosco poi Inzaghi dal punto di vista umano”.