Leao: “Nel mio futuro vedo solo il Milan. I social? Pericolosi”. Su Ibrahimovic…

rafael-leao

L’attaccante portoghese del Milan Rafael Leao ha pubblicato il suo libro “Smile”. Alla presentazione è stato intervistato dal Corriere della Sera e ha parlato anche di futuro e obiettivi personali.

rafael-leao

Le dichiarazioni di Leao

Il titolo del suo libro è “Smile”…

“Racconto me stesso. Ho solo 24 anni, so bene che c’è ancora tanto da scrivere, soprattutto come calciatore. Vorrei spiegare ai miei fan chi sono davvero. E perché sorrido“.

Infatti: perché?

“C’è gente che non ha l’acqua per bere. Quando puoi camminare, hai da mangiare, magari hai qualcuno che ti vuole bene, la vita è “smile”. Io ho tutto, ho anche di più, Dio mi ha dato un dono e io gli sono grato. Il mio lavoro è giocare a pallone, ho coronato il mio sogno di bambino. Come potrei non sorridere?“.

Il sottotitolo è: «La mia vita fra calcio, musica e moda». Le tre passioni: in quale ordine?

“Calcio, musica, moda. Sono un giocatore prima di tutto“.

E in cosa deve crescere come calciatore?

“Per crescere devo vincere cose importanti, come la Champions o l’Europa League. Le cose belle si dimenticano troppo velocemente, quindi bisogna vincere ogni anno, il più possibile. Quando sei al Milan devi farlo, non è una scelta, è un dovere. Per lasciare il tuo nome nella storia“.

E come cantante?

“No, la musica per ora è solo un hobby. È la mia migliore amica. Appartengo alla generazione Z, quella dei nativi digitali. Mi sono appassionato al rap sentendolo sul telefono. Impazzivo per Eminem da bambino. Ma la musica era già in casa: mio zio era un dj, suonava alle feste private e in discoteca. Trap, drill. Poi ho iniziato a scrivere canzoni, sono al secondo album. Dopo Beginning, My life in each verse. Ho conosciuto Kanye West prima di Genoa-Milan. Ora c’è il calcio. In futuro, vedremo. Anche la musica è un modo per parlare di me. E per dare un messaggio: voglio spingere i ragazzi a credere nei sogni, a non mollare mai“.

Canzone preferita?

“Escolhas, scelte. Dice: “Molti dicono che sono cambiato / non sai cosa ho passato / Devo migliorare ogni giorno / Se fallisci, riavvia / Non ritardare, potrebbe essere tardi”.

Cosa vuol dire?

Come prendere in mano la propria vita. Le decisioni non sono sempre facili, ma se sono qui è per le scelte che ho fatto. Anche quelle sbagliate. Essere un privilegiato non significa che la vita è sempre stata facile. E non significa essere incapaci di soffrire“.

Moda? C’è una connessione con calcio e musica?

“Mi piace sperimentare, sempre. Milano in questo senso è fantastica. Ma sono sempre stato appassionato di fashion, il mio papà mi ha trasmesso questa passione già da bambino: guai a uscire con una camicia non stirata. La moda potrebbe essere una possibilità del mio futuro“.

Il piano è vincere oggi da calciatore e sfondare poi da cantante e modello?

Di sicuro quando smetterò di giocare non resterò nel calcio. Sono in questo ambiente già da dieci anni, ho vissuto tante esperienze. Voglio togliermi quel tipo di stress e dedicarmi alla mia famiglia e alle mie altre passioni“.

Lei è una star dei social, viaggia verso i 6 milioni di follower su Instagram…

I social sono pericolosi, non è un mondo positivo. Troppo odio, troppe cattiverie. Le cose che so non le ho imparate lì. Li uso perché devo averli per il mio lavoro, però non mi piacciono. Si sorride poco sui social“.

La sua risposta ad un hater razzista ha fatto il giro del mondo...

Sui social e non solo esiste gente così, purtroppo. Manca spesso l’educazione in famiglia, a scuola. Lui non sa nemmeno cosa ha fatto. E questo è un problema: i razzisti spesso non si rendono nemmeno conto di essere razzisti“.

L’Italia è un Paese razzista?

Il razzismo è ovunque, purtroppo. Ecco perché noi calciatori dobbiamo provare a fare qualcosa, visto che abbiamo tanta popolarità. Dobbiamo sfruttare questa forza, mandando messaggi. Il Milan è molto sensibile a questo tema. Anche nella vicenda di Magnan a Udine si è visto. Abbiamo fatto bene a comportarci così, giusto uscire dal campo“.

Sul polpaccio ha il tatuaggio di Martin Luther King, con la scritta «I have a dream».

Ne ho uno anche di Nelson Mandela. Per noi neri, sono due grandi uomini che hanno combattuto fino alla fine per far capire che siamo tutti uguali, indipendentemente dal colore della pelle. Ho voluto che il loro messaggio fosse su di me per sempre. Ho tanti sogni, uno di questi è un mondo senza razzisti“.

E il sogno da calciatore? Che futuro si immagina?

Il mio futuro è al Milan. Sono qui ed ho un contratto di quattro anni. Il Milan mi ha aiutato quando ero in una situazione difficilissima, mi è stato vicino. Io non dimentico, sono leale“.

Di lei, Ibrahimovic dice: «È un genio, in campo vede cose che gli altri non vedono».

Non sono un genio. Però lui ha fatto alzare tanto il mio livello. Mi parla di tutto, non solo del calcio. Avevo bisogno di lui: mi ha aiutato non solo come calciatore, ma anche come uomo. È molto importante per me. Lo era quando giocava, lo è anche adess“.

Il suo idolo calcistico e quello musicale?

Cristiano Ronaldo. Quando ero piccolo, Ronaldinho. Nella musica non ho un vero idolo. L’unico forse Bob Marley. Ho anche un suo tatuaggio“.

Lei è a Milano ormai da cinque anni, qual è il suo rapporto con la città?

Ora è casa mia. Mi piace tutto: lo shopping, la moda, anche il clima, perché sembra di stare in Portogallo. Se pensate che Milano sia fredda, provate a passare un inverno a Lille. E poi il cibo! Mi piace tutto della cucina italiana: la pasta, i risotti, il pesce“.

A 24 anni è ricco. I soldi sono importanti?

Certo, ma non sono la prima cosa. Mio padre non era ricco, ma era felice. Mi ha fatto bene andare dal Portogallo alla Francia, quando ho avuto il primo vero contratto. Avevo 18 anni. Quel salto intermedio mi è servito per maturare. Lille è una città piccola. Non sarebbe stato bene arrivare direttamente qui a Milano. Oggi è diverso, sono più grande e so cosa fare“.

Cosa le dice Gerry Cardinale, proprietario del Milan?

Non ci vediamo spesso, ma mi vuole bene, mi aiuta. Mi ha anche dato il suo numero di telefono, ma non l’ho mai chiamato, non vorrei disturbarlo. Anche l’a.d. Giorgio Furlani mi è molto vicino: mi parla anche in portoghese. Gran persona“.

Lo scudetto è andato, i tifosi milanisti però vogliono l’Europa League: si può fare?

Ci sono molte squadre forti, ma abbiamo in testa un’idea chiara: arrivare in finale e vincere“.

La maglia numero 10 è un peso?

No, mi dà una forza in più. Il numero 10 è il calcio“.

Sull’ultima domanda, se è innamorato, Rafa va in dribbling. Una risposta, però, l’ha data nel libro.

Non riesco ad aprire il mio cuore al cento per cento, ho una tremenda paura che mi possano ferire. Non riesco a lasciarmi andare, a essere me stesso in tutto e per tutto e a costruire qualcosa di duraturo. Eppure sono certo di volere una famiglia, dei bambini, prima dei 30 anni. Forse ho paura che i figli possano provare quello che ho provato io, la separazione dei miei genitori, e poi crescere come sono cresciuto io. Vorrei trasmettere quella relazione d’amore che io non ho mai visto“.