Lingua e linguaggio: come è cambiata la terminologia del calcio

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Il calcio non è più quello sport locale come poteva esserlo nel periodo antecedente al boom economico. Quel tipo di calcio prevedeva una presenza “cittadina” all’interno degli stadi, pochi erano i tifosi turisti che si spostavano per ammirare le gesta dei propri beniamini. A maggior ragion non esistevano le trasferte europee, anzi addirittura avere una TV in bianco e nero per vedere le partite era ritenuta una fortuna. Basti pensare che anche un’icona come George Best, per guardare le partite del suo amato Wolverhampton, era costretto a barattare delle bottiglie di plastica per un posto al cinema.

Ma proprio lui in qualche modo ha aiutato a portare il calcio dalle ultime pagine dei giornali alle primissime. I suoi atteggiamenti e la sua vita sempre off-limits hanno iniziato ad attirare l’interesse di persone che di calcio francamente masticavano poco. Così agli inizi degli anni ’70 inizia a svilupparsi uno sport-intrattenimento di caratura mondiale. Certo è che ha aiutato ad accelerare questo processo la creazione di una competizione che riguardasse le maggiori potenze calcistiche europee. E oggi come allora, quando c’è di mezzo l’Europa calcistica quasi spesso a influenzare è il Real Madrid. Grazie al visionario Santiago Bernabéu nacque la Champions League, al secolo Coppa dei Campioni.

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Ma le cose cambiano realmente durante gli anni ’90, con l’avvento delle pay-tv e l’avvento del calcio moderno. Non solo ormai è possibile guardare i propri idoli, addirittura è possibile ammirare e gustare anche i campioni delle leghe estere. Una sorta di globalizzazione calcistica che porta addetti ai lavori e non a utilizzare un linguaggio simile e condiviso da tutti.

L’inglese da questo punto di vista rappresenta la lingua madre ricalcando quanto accade in ambiti anche lontani allo sport come l’economia e la tecnologia. Ad esempio nei periodi adiacenti al calciomercato spesso sentiamo parlare di sliding doors cfr. porte girevoli, formula britannica per indicare i colpi di mercato sfumati che causano rimpianti. Famoso è il clamoroso “no, grazie” a Lionel Andrés Messi da parte del Como quando ancora era un bambino.

Altro termine sempre più in voga tra gli addetti ai lavori è turning point epiteto utilizzato per indicare appunto il punto di svolta di un calciatore durante la stagione e in negativo e in positivo.

Altre parole servono semplicemente per aiutare i telecronisti a svolgere il loro mestiere, come corner che significa semplicemente calcio d’angolo o penalty per indicare la massima punizione. Curiosamente the penalties in anglosassone indicano le vere e proprie sanzioni o più comunemente le punizioni, mentre solo per il football indicano i rigori.

Esiste un termine di importazione inglese che riesce a indicare due situazioni diversi: out. Se il pallone varca le linee di fondo e laterali allora è in out, ma se un calciatore cavalca la fascia, allora corre lungo l’out che può essere sinistro o destro.

Anche l’industria televisiva ha abituato gli appassionati a rivisitare il proprio vocabolario. Alcuni eventi infatti sono in pay-per-view, cioè possono essere guardati solo dopo averli acquistati.

Anche il francese e in generale il portoghese hanno influenzato, seppur in maniera limitata, il modus dicendi calcistico.

Molti quindi gli idiomi diversi dal nostro che hanno influenzato il vocabolario calcistico e non solo, su tutti sicuramente l’inglese lingua veicolare che collega ormai tutti i parlanti del mondo. Da questo punto di vista è da ricordare come le grandi testate giornalistiche richiedono agli aspiranti pubblicisti un livello di inglese fluente e la conoscenza di una terza lingua è considerata come un plus.

A questo proposito citiamo alcuni termini francesi che riguardano il settore dello sport più seguito al mondo. Touche viene utilizzato per indicare una rimessa laterale o di fondo. Enfant prodige, invece, serve per indicare un nuovo astro nascente in giovane età. Ultimamente questa etichetta è stata affibbiata a Kylian Mbappé e mai soprannome fu più azzeccato.

Dallo spagnolo abbiamo preso golazo, cioè una rete di rara fattura, specie se da distanza siderale, oltre a molti termini derivanti dal sistema Barcellona. Così tiki-taka adesso è frequentemente usato per indicare uno stile di gioco improntato sul possesso palla e la ricerca di spazi stretti per colpire gli avversari, mentre cantera ha preso il posto di giovanili.

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Faticano a sfondare in questa lista i termini di origine asiatica e araba in quanto compresi da poche persone in Europa.