Luis Alberto: “Dopo il derby mi sentivo Dio. Futuro? Se la Lazio mi vende…”

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Tra i trascinatori della Lazio ed elemento fondamentale di un centrocampo tra i più forti d’Italia, Luis Alberto ha rilasciato un’intervista pregna di argomenti presso Marca. Tanti i punti toccati, tra cui, ovviamente, la sfida che vedrà i biancocelesti sfidare il Bayern Monaco. “Mi sto rimettendo in forma. Ho forzato il mio rientro per il buon momento da cui venivo e non sono rientrato nelle migliori condizioni. In cinque giorni correvo già, riuscivo a malapena a muovermi, ma avevo voglia di giocare. Dopo la partita con l’Atalanta mi sono pentito perché la ferita si è aperta, ma stiamo entrando nella fase decisiva della stagione e volevo esserci per aiutare la squadra”.

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Dalla vittoria nel Derby alla sfida col Bayern

Autore di una doppietta e di una prestazione importantissima, lo spagnolo ha commentato la rotonda vittoria maturata contro la Roma nel derby di un mese fa.  “Il derby è vissuto in modo molto speciale. È la partita più importante dell’anno. Fare una doppietta è stata un’incredibile scarica di adrenalina. Tutti ti scrivono, ti fermano. In quel momento ti fanno sentire come se fossi Dio. Non è durato a lungo. Tre giorni dopo ho subito un intervento chirurgico per l’appendicite. Mi hanno sempre chiesto gol in partite importanti e in questa stagione li sto facendo.” Sulla competizione europea invece: “Non siamo i favoriti per nessuno, ma abbiamo delle possibilità. Ci piacciono le squadre che attaccano e concedono spazi. Tuttavia, dobbiamo fare una partita perfetta. Se il Barça di Guardiola non era imbattibile, nessuno lo è. Questa è la Champions League e, per andare lontano, dobbiamo battere i migliori. Avevamo perso la nostra identità e avevamo bisogno di credere in noi stessi. La squadra è di nuovo felice e dobbiamo continuare così”.

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La lite con Lotito e i numeri della sua stagione

Le grandi prestazioni hanno fatto dimenticare anche l’alterco nato col presidente Lotito in seguito ad un’infelice uscita social del numero 10. Questo il suo commento a riguardo: “È stato risolta nel modo in cui doveva essere risolta. Mi metto a disposizione dell’allenatore e di Angelo Peruzzi e nessuno mi può rimproverare per il mio sacrificio”. Un sacrificio che si è concretizzato in una stagione personale che lo spagnolo presenta così: “Ho segnato cinque gol in sei partite e mi stavo divertendo a giocare a calcio. È stato difficile fermarmi per l’appendicite. Ho passato un brutto periodo perché è l’anno dell’Europeo ed ero in un buon momento. Mi piacerebbe essere convocato dalla Spagna. Luis Enrique ha il suo stile e non mi ha ancora chiamato, ma continuerò a lavorare per convincerlo a cambiare idea. È una questione di sfumature. Succede che ora quando faccio un passaggio non si concretizza in un gol e, invece, segno di più. Magari domani faccio un assist e questa cosa cambia. È vero che le avversarie ti studiano e ora, forse, coprono di più il passaggio e io cerco il tiro. Cosa preferisco? Ho sempre detto fare un assist, ma è anche bello segnare e festeggiare nel modo in cui ti ha chiesto tuo figlio o dedicarlo a qualcuno. Se Immobile mi ha regalato un Rolex per i miei assist? Sarebbe sbagliato se lo desse solo a me. Avrebbe dovuto darlo a tutta la squadra. Ciro ha segnato i gol e ha la Scarpa d’Oro a casa, ma tutti la sentiamo un po’ nostra. Sono contento del mio contributo e di essere stato il miglior assistman in Serie A per la seconda volta nella mia carriera, ma soprattutto di aver raggiunto l’obiettivo che perseguivamo da tanto tempo: giocare la Champions League. Se supererò il mio record di 12 gol del 2017/18? Penso di poterlo fare. Ne rimangono solo sei per migliorarlo e mi piacerebbe. È una sfida che mi sono posto”.

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Tra passato e obiettivi stagionali

Molto significativo anche il commento relativo agli obiettivi che Luis Alberto spera di raggiungere per il bene della squadra prima e personale poi. “L’obiettivo è tornare in Champions League. Dobbiamo ripeterci. Non può essere che un anno siamo in Champions, un altro in Europa League, due fuori dall’Europa. Serve continuità per crescere. Ho perso un paio di partite della fase a gironi a causa del coronavirus. Adesso ho due partite davanti a me e spero di segnare”. Segnaliamo anche l’intervento sul 2020 calcistico, tra i più brutti e singolari che si possano ricordare nella storia recente di questo sport: “Lo stop ci ha distrutti. Venivamo da un momento perfetto per gioco e risultati. Abbiamo ottenuto 17 vittorie in 21 partite. La cosa normale con quella serie di vittorie sarebbe stata essere in testa con 7-8 punti di vantaggio. È stata un’occasione unica per fare la storia, ma non ci siamo riusciti. Prima della ripartenza, diversi giocatori si sono infortunati e abbiamo concluso il campionato molto stretti, con solo 12-13 giocatori. Abbiamo perso quella mentalità da campioni”.

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Il caos tamponi e una promessa ai tifosi

Infelice, da cancellare ma soprattutto da non ripetersi, la parentesi legata alla questione dei tamponi è stata così ricordata dallo spagnolo che ha poi concluso l’intervista con una dichiarazione sul suo futuro: “I giocatori hanno fatto quello che ci è stato detto. Sei positivo, vai a casa; sei negativo, ti alleni. Io stesso sono stato a casa per 10-11 giorni. Non capisco come un giocatore possa risultare positivo, poi negativo e poi tornare positivo. Sono cose strane che sono successe anche nella vita di tutti i giorni. Sul mio futuro in biancoceleste? Alla Lazio sto bene. Se il club decide di vendermi è un’altra storia, ma finché ho un contratto con la Lazio voglio essere il migliore”.