Milan, Gazidis: “Ibrahimovic cambia le regole. Spero che Maldini resti a lungo. Rangnick? Vi spiego…”

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Intervistato da Sky Sport, l’amministratore delegato del Milan, Ivan Gazidis, ha parlato a cuore aperto del progetto del Diavolo. Presente, passato e soprattutto futuro in tinte rossonere con un obiettivo davanti: tornare grandi passando, si spera già quest’anno, dalla conquista dello scudetto.

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“Mi ha sorpreso l’attitudine di Pioli”

Le piace Milano?

“Sono innamorato di Milano. È una città speciale. Durante il lockdown ho visto la forza e i sentimenti degli italiani, ora mi sento davvero ‘milanese’. Il mio insegnante un giorno mi disse ‘Ho una sfida per te: devi trovare San Siro’. Il primo giorno a Milano camminai dai Navigli fino a San Siro, a piedi: ci misi tre ore”.

Le piace Milano?

“Sono innamorato di Milano. È una città speciale. Durante il lockdown ho visto la forza e i sentimenti degli italiani, ora mi sento davvero ‘milanese’. Il mio insegnante un giorno mi disse ‘Ho una sfida per te: devi trovare San Siro’. Il primo giorno a Milano camminai dai Navigli fino a San Siro, a piedi: ci misi tre ore”.

Differenze tra svolgere il ruolo di AD in Inghilterra e svolgerlo in Italia?

“È differente. Ho vissuto tre carriere. La prima negli Stati Uniti: avevamo l’idea di creare una nuova Lega, poi ho lavorato come direttore tecnico per la Lega. Poi sono arrivato all’Arsenal con Wenger: un grande allenatore e un grande uomo, lì mi sono focalizzato per il ‘fuori campo’, lo sviluppo della parte commerciale. Al Milan è necessaria una visione totale, in campo e fuori. Una visione che ho chiara nella mente, condivisa da tutti. È un sogno tutto questo, ma non abbiamo vinto nulla. Siamo sulla strada giusta. Di notte sogno come i tifosi, ma di mattina lavoro, questa è la mia e nostra attitudine”.

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L’importanza di Pioli, Maldini e Massara. L’apertura sul futuro di Ibra.

“Pioli è un uomo molto intelligente. È un ragazzo semplice, ma anche molto profondo. Stefano ha capito subito che qui c’è pressione, è arrivato in un momento difficile per il club. La cosa impressionante è che si è focalizzato sul lavoro, non si è mai lamentato, niente parole, ma fatti. Ha dimostrato a tutti di avere la capacità di gestire un club così grande. Sono ‘innamorato’ di Stefano”.

C’erano tante voci legate al futuro, alcune riguardavano Rangnick, ci spiega come andò?

“Per me la decisione era sempre aperta, a Stefano l’ho sempre detto, la scelta deve essere fatta per il merito sportivo, è sempre così e la cosa che mi ha sorpreso è stata l’attitudine sul campo di Pioli. Ha un approccio moderno, che abbraccia i talenti giovani. Stefano usa dati, analisi, video e capisce che i 5 secondi di transizione sono i momenti più importanti del calcio di oggi. Esattamente un anno fa abbiamo giocato contro l’Inter: abbiamo visto un’impostazione di gioco di Pioli che ci dava molta fiducia. Abbiamo perso, ma lì capimmo che c’era qualcosa. E lì abbiamo capito che Stefano era la scelta”.

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C’è un momento in particolare in cui ha pensato ‘Ok, stiamo diventando una grande squadra’?

“Se tu mi dici è merito di Pioli, io ti dico di sì, sono d’accordo. Se mi dici che il merito è di Massara e Maldini, io ti dico di sì. Se mi dici che è merito di Ibra, io ti dico di sì. È una somma di storie, tutte sono vere. Non è facile, ci sono culture e lingue differenti. Ma adesso stiamo crescendo insieme, c’è un’unità veramente forte nella squadra e nella società. E questo si vede. Non sempre siamo d’accordo, ma è normale che sia così….

Maldini rappresenta il club, la storia del Milan. Ma non l’ho scelto per questo. L’ho scelto perché vedevo qualcosa di speciale: un uomo umile e di valori, con voglia di imparare, un uomo che pensa alla squadra, onesto, con qualità. È fondamentale, spero che Paolo resti qui a lungo, non vedo un limite per lui qui. È veramente una persona speciale ed è da Milan”.

Cosa vi ha dato Ibra? Avete fatto uno sforzo economico importante per lui, avevate e avete un’idea di giovani, ma lui è stata l’eccezione, perché lui?

“Lui è l’eccezione a tutte le regole. Ibra è speciale, ha qualità come uomo, sul campo e anche fisicamente, è incredibile. Lui cambia le regole, è fantastico”.

Maldini ha detto “dipende anche da lui sul fatto che continui al Milan nella prossima stagione”.

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“Assolutamente, tutto è possibile. La realtà è che per Ibra questa è forse la sfida più grande, bella e romantica della sua carriera. Ha una storia con il Milan, questo club lo emoziona in modo speciale”.

C’è anche un’apertura da parte vostra perchè la favola prosegua, quindi?

“Assolutamente, perché no…”.

Calhanoglu e Donnaruma, ci sono aggiornamenti sui rinnovi?

“Vogliamo che restino qui, sono molto importanti per questa squadra, sono persone fantastiche e professionisti incredibili, se fosse possibile averli anche nel nostro futuro sarebbe meglio. Noi stiamo facendo il possibile, sono fiducioso sul fatto di raggiungere un accordo.

Ora vediamo i problemi nel calcio, l’emergenza legata al Covid-19 ha dimostrato che il calcio non può continuare così. Non voglio vedere questo club ancora nei guai, non intendo solo economicamente ma anche sul campo. Questa non è una contraddizione, queste cose vanno insieme”.

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La società: più di una sfida finanziaria. E il derby…

“Il Milan ha vissuto un momento difficile. I ricavi erano pochi. La coperta era corta, le spese tante. Stiamo facendo di tutto per riportare il Milan in alto, non è facile, non abbiamo vinto ancora nulla, la sfida è ancora in corso. Elliott ha una visione chiara. Vuole un Milan in alto, moderno, progressista, globale ma anche con valori locali, che giochi in uno stadio nuovo, il più bello del mondo, che rappresenti questa città in italia e in tutto il mondo. Elliott ha sempre detto che non c’è una scadenza. Ha supportato il club durante questo periodo difficile in maniera davvero forte. Adesso questo club può guardare avanti con fiducia e questa è la cosa più importante. Io voglio far parte di questo club, voglio far parte del ritorno di questo club in alto. Sono orgoglioso, mi sento tifoso, oggi mi sento davvero milanista. Ho un sentimento molto forte per questo club. Per me questa non è una sfida finanziaria, questa è la sfida della mia vita. Amo il calcio sin da bambino e il Milan per me rappresenta qualcosa di speciale, è una opportunità unica al mondo per me”.

Da sempre ha vissuto questa lotta la razzismo, come vede l’Italia rispetto a questo tema?

“Il razzismo è ovunque, non è un problema solo del calcio, tutti abbiamo dei pregiudizi, nessuno è perfetto. Il calcio riflette la società, ma è anche importante che il calcio guidi la società”.

Qual è l’importanza dello stadio nel vostro progetto?

“Gli stadi sono la base dello sport moderno. I tifosi del futuro meritano un club con uno stadio moderno, con tutto ciò che serve. Il Milan ha bisogno di uno stadio che ci renda orgogliosi. Sono ottimista. Inizieremo questo progetto e sarà un segnale per la città e per l’Italia”.

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Il derby sarà una partita scudetto?

“Siamo ancora all’inizio del percorso, non alla fine. È un progetto a lungo termine, non solo legato a questa stagione. Ho fatto e farò errori, ma prometto che faccio e farò tutto per gli interessi del Milan. Sono arrivato qui perché ho un sogno per questo club, un sogno di calcio, ma diventerà realtà solo attraverso il lavoro…”.