Milan, Ibrahimovic si presenta: “Sono pronto, non voglio fare la mascotte”

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Dopo 8 anni e l’esperienza nordamericana con i Los Angels Galaxy, stamattina Ibrahimovic è stato presentato per la seconda volta come calciatore rossonero. Nel nostro campionato ha già vestito anche le maglie di Inter e Juve vincendo in totale 4 campionati.

Di questi, l’ultimo risale al 2011 quando indossava proprio la casacca del Milan. Da allora tante cose sono cambiate eccezion fatta per la sua ambizione: vedremo nei prossimi mesi se questa basterà per salvare una stagione fino ad oggi fallimentare. Concentrandoci sulla conferenza, ecco come si è esposto lo svedese ai microfoni.

Il Milan è sempre il Milan

Le domande, come è ovvio che fosse, sono state tante. Di seguito riportiamo le risposte più significative.

Si saranno sicuramente commossi alcuni nostalgici rossoneri quando Ibra ha affermato: “Il Milan è sempre il Milan, mi ha dato la felicità, rispetto questo club e gli voglio bene”.

Lo svedese si è definito pronto, vivo e speranzoso di giocare subito. “Rispetto agli altri campioni non ho perso la passione” ha poi affermato sottolineando di non essere venuto a Milano “per fare la mascotte ma per aiutare la squadra a migliorare di partita in partita”. Dopo il pesante scacco di Bergamo, Ibra ha detto di aver ricevuto molte chiamate e di aver avuto più chiamate a 38 anni che a 28. “Ho visto la squadra e per me ci sono le qualità per fare di più. I risultati, soprattutto nell’ultima partita, non sono stati “wow”. Però il campionato è fatto a tappe, bisogna lavorare tanto e crederci. Io quando accetto una sfida credo sempre di dare il massimo. Ho sempre fatto così, anche se qui la sfida è differente.”

Alla domanda sull’affermazione del procuratore Raiola che ha definito il suo ritorno come l’ultima tourneè dei Queen, Ibra ha risposto: “Ho lavorato tanto e duramente, finché potrò giocare lo farò. Poi ovviamente lo si può fare a livelli diversi. Io credo che con grande spirito e la giusta mentalità si possa fare ancora bene. Chi sa giocare sa cosa deve fare. Quando giochi non devi esagerare. Magari invece di correre puoi calciare da 40 metri“.

Ha poi concluso dicendo: “La sfida è quella di lavorare, sudare con la mentalità giusta. Se sto in campo senza dare risultati, non servo a niente. Meglio che giochi un altro, a quel punto. L’obiettivo è aiutare il gruppo in tutti i modi, poi ovviamente lo stile di gioco è cambiato rispetto a quando avevo 20-25-30 anni. So cosa devo fare per segnare, vincere duelli aerei ed essere utile. Non c’è problema“. Vedremo se il nuovo numero 21 sarà in grado di portare il Milan dove merita.