Milan, senti Leao: “Spero di indossare ancora la fascia da capitano. Idolo? CR7”

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Rafa Leao ha parlato ai microfoni di Sky Sport, dove in una lunga intervista ha toccato vari argomenti. Dalla musica al campo, dagli esordi al futuro. Ecco cosa ha detto il portoghese.

Musica e calcio

Sono le mie due grandi passioni, parliamo di tutto quello che volete. Sono le due cose che mi danno modo di esprimere le mie emozioni. In campo con il sorriso e con la musica attraverso le parole. Dico alle persone di non arrendersi mai. Entrare a San Siro con la palla e indossare la maglia del Milan è sempre una gioia.

La passione per la musica ce l’ho da sempre. Mio padre era un cantante, mio zio DJ. Sono nella musica da quando ero piccolo. Ho iniziato a scrivere e cantare in quarantena perché stavo tanto a casa. Per me che sono un timido, questo è servito a tirare fuori le emozioni nei momenti difficili. Ho cominciato così. Infatti nelle mie canzoni parlo di non arrendersi mai”.

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Quando ha capito di poter diventare un giocatore e le relative difficoltà

“Entrambe le cose sono successe allo Sporting Lisbona. Stavo facendo bene, mi allenavo con la prima squadra ma all’allenatore Jorge Jesus non piaceva lavorare con i giovani e quindi pensavo che sarebbe stato difficile sfondare. Poi però ho cominciato ad allenarmi bene e per una partita contro il Porto sono stato convocato. Sono andato in panchina, ero già emozionato a stare con i grandi perché era una partita importante. Ad un certo punto il nostro attaccante si è fatto male e il mister mi ha detto di entrare. Non ero pronto ma al tempo stesso non ero nervoso, ma ho pensato ‘ora o mai più’. Sono entrato, abbiamo perso ma ho fatto gol e da lì ho pensato di poter fare qualcosa di importante”.

Momenti difficili

“Sì, quando ci sono stati degli infortuni e poi quando sono andato in Francia. Nuova lingua, campionato diverso, ero andato lì a parametro zero, c’erano due persone che parlavano portoghese ma sono stato 5 mesi in panchina. E’ stata dura. Lì ho pensato di aver fatto la scelta sbagliata. Ero molto giovane, non avevo la mia mamma e il mio papà con me, abitavo da solo ma quello mi ha fatto crescere. Se fossi rimasto in Portogallo non sarei diventato il giocatore che sono ora”.

Sul sentirsi leader e la fascia da capitano

“Sapere che i miei compagni si aspettano tanto da me mi inorgoglisce, mi fa stare tranquillo e mi motiva, mi spinge a dare il meglio. Riguardo la fascia, quella settimana là era un momento così così, non stavamo vincendo. Il giorno della partita avevamo fatto meeting e riunione su tattica, poi il mister ha detto che senza Theo e Calabria sarei stato io il capitano. Non me lo aspettavo però ha detto così. Ha detto che avevo la fiducia da parte di tutti. Erano tutti contenti e sono stato orgoglioso di questo. Sono tanti anni che sono qui, è già una gioia essere qui, poi spero di essere capitano altre volte”.

Gli idoli e il loro livello

“Il mio idolo indossa la 7 ed è Cristiano Ronaldo. Posso raggiungere il suo livello ma non sono egoista. Quando posso la passo al compagno. A questi livelli i numeri fanno la differenza perché Mbappé, Haaland, Messi fanno numeri che parlano per loro. Quando la penserò come loro, arriverò a quel livello”.

Top 11 mondiale

“Mi inserirei. 4-3-3. Maignan, Cancelo a destra, Theo a sinistra, Thiago Silva centrale con… Van Dijk? No… Ruben Dias. A centrocampo Bellingham, De Bruyne, Modric. E davanti Leao a sinistra, Vinicius a destra e Mbappé centravanti”.

Il rapporto con Pioli

All’inizio il rapporto era un po’ strano. Io sono una persona a cui devi dire le cose giuste e dirette senza girarci troppo intorno. Se mi parli 30 minuti non ti ascolto. Il suo approccio era aggressivo, io sono tranquillo e quindi devi saperti relazionare con me. Lui però mi ha capito ed è cambiato. Mi chiamava spesso per chiedermi della mia famiglia, se avessi bisogno di qualcosa, del modo di giocare. Da lì è cambiato il nostro rapporto come se fosse una relazione tra papà e figlio. Quando vado in campo ho la responsabilità anche di giocare per ripagare la sua fiducia. Lui merita il meglio, mi ha aiutato a crescere come un uomo e mi ha responsabilizzato. Mi dice sempre la cosa giusta, non dice cose a vanvera. Mi parla poco ma mi dice cose giuste”.

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Sul campionato

“Il campionato è lungo ma per vincerlo non puoi lasciare troppi punti per strada, soprattutto nelle partite giocate bene. Per conquistare il campionato devi vincere quasi tutte le partite e pareggiare quelle che non puoi vincere. Però la squadra quest’anno è migliore dello scorso anno. Le ultime vittorie hanno alzato il morale del gruppo, vogliamo provare a vincere qualcosa di importante quest’anno”.

Vincere l’Europa League?

“Sì, vogliamo vincerla. Ibra l’ha vinta, ci trasmetterà l’esperienza per poterla vincere. Il Milan non l’ha mai vinta. Con tutti i miei compagni sappiamo di avere la responsabilità di poter essere ricordati anche per quello”.

Una canzone che fa pensare al Milan

“Quella che mettono allo stadio. Che confusione, sarà perché ti amo, è un’emozione...”.