Napoli, De Laurentiis: “Superlega uno sbaglio. Voglio convincere 7/8 squadre a non far partire il campionato”

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Aurelio De Laurentiis, Presidente del Napoli, ha parlato in conferenza stampa di vari argomenti, rompendo il silenzio stampa che durava dallo scorso febbraio.

Ecco cosa ha detto.

Il post Napoli-Verona

“Rimproverarsi e rimproverare è la strada più facile. Una volta che rompi qualcosa, i cocci si vedono sempre. Con il Covid le partite sembrano quasi giocate in un acquario, dove questa impetuosa presenza fonica delle voci degli allenatori sembrano stordenti. Come in un acquario c’era una situazione irreale, le voci degli allenatori diventavano protagoniste. Io non credo che quando c’è il tifo dello stadio la voce arriva ai vari calciatori, tant’è che appena c’è il gioco fermo l’allenatore chiama quello più vicino per comunicargli qualche cosa. Quando non hai nessuno sugli spalti tu hai la libertà di condurre il gioco dalla panchina. Rimproverarmi qualcosa? Non credo, è stato un campionato falsato per tutti. Poi si potrebbero avere cattivi pensieri se facessi dietrologia, ma io non ne faccio dietrologia.

Nell’intervallo di Napoli-Verona sono andato negli spogliato per suonare la carica e mi sono sentito quasi rilassato dopo la rete del vantaggio. Non mi ha fatto altrettanto piacere vedere nei successivi minuti il pareggio. Sai, arrivi alla fine di un campionato così negativo e complesso, dove anche il risultato degli altri conta, dove sei già stato bastonato durante l’anno in delle partite in cui forse meritavi di più. Poi c’è l’episodio del Cagliari che già ci aveva creato dei patemi d’animo, quindi voglio dire che non ho nulla da recriminare. Ripeto, è stato un campionato molto falsato. Abbiamo fatto un assist agli europei, senza sapere nemmeno se si potesse girare per l’Europa. Vorrei tanto che alcuni colleghi direbbero ‘Aurelio hai ragione, convinciamo 7/8 squadre a non partire”.

Superlega

“Florentino Perez è mio amico, ma non mi ha contattato. Non sono favorevole alla Superlega, ma io ne faccio una questione economica. Non è facendo un torneo ad inviti che risolvi i problemi dell’economia del calcio. Li risolvi se prendi coscienza che Champions e Europa League non servono a nessuno. I nostri fatturati non possono più permettersi di andare avanti così, solo per favorire gli istituzionalisti. Florentino Perez sbaglia perchè vuole fare un torneo chiuso, invece deve dare la possibilità a tutti di partecipare ad un grande campionato europeo.

Dovrebbe prevalere il buon senso, la cosa più auspicabile è che tutti gli attori del sistema si possano sedere intorno a un tavolo. Se io faccio giocare la Juventus col Crotone, è difficile che il Crotone possa battere la Juventus. C’è una democraticità che va rispettata, è vero, ma è altrettanto vero che Veltroni nel ’96 disse che le società di calcio non sono dei club, ma delle società con finalità lucrative”.

Su Gattuso

“Non ho mai voluto esonerare Gattuso. L’ho visto per un certo numero di partite, dolente sempre con gli occhiali e dunque a un certo punto mi sono dovuto preoccupare se le cose fossero precipitate. Ho fatto delle chiamate ma solo se ci fosse stato bisogno, e non ce n’è stato. Con Benitez io mi sento ogni 4-5 mesi ed è rimasta una specie di sintonia perché quello che mi piacque di lui, pur essendo uno spagnolo, era molto inglese sul piano dell’organizzazione. Prima della partita contro il Verona, quando credevamo di essere già in Champions, avevo preparato un saluto con ringraziamento e augurio presso il club dove sarebbe andato a lavorare, ovvero la Fiorentina, se non che quando abbiamo pareggiato, non potevamo mandare più quel messaggio. L’abbiamo reso più essenziale e lo abbiamo mandato subito nella notte. Anche io in tv sento dei giornalisti che non si fa così, con un tweet.

Ma scusate: a parte il fatto che ognuno misura la propria educazione con la propria esperienza, io sarei dovuto essere molto inquieto e arrabbiato, ma il fatto di smettere con Gattuso, risaliva già all’estate precedente. Lui serviva solo a tamponare l’addio di Ancelotti. Poi è chiaro che, anche se avesse vinto il campionato, la sua missione al Napoli si sarebbe conclusa. Mendes è un amico e ci vediamo anche a cena. Con lui abbiamo parlato a lungo anche del rinnovo, ma non ci siamo trovati in linea. Molto generosamente avevo scritto due cose, poi quelle due cose sono diventate 27 righe di troppo e abbiamo deciso di soprassedere e vedere cosa sarebbe successo. Poi lui non si è sentito bene, e io ho sentito Spalletti. Poi lui è diventato assolutamente capace di allenare e di essere presente. Purtroppo abbiamo perso delle partite che non avremmo dovuto perdere e ne abbiamo vinte altre che potevamo avere dei problemi. Questa mancanza di continuità è stata la riconferma che io dovevo interrompere quel tipo di collaborazione anche se fossimo arrivati in Champions”.

Il futuro del Napoli

“Tra cinque anni vorrei vedere il mondo del calcio altrove e se questo dovesse accadere anche il Napoli sarebbe altrove. In un’altra lega? No”.