Petrachi: “Non parlavo mai con Pallotta. Alla Roma erano convinti di prendere Conte”

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L’ex direttore sportivo Gianluca Petrachi ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport in cui parla del suo trascorso in giallorosso.

L’intervista completa

Smalling, Mancini, Ibañez – “Quando presi Ibañez a gennaio fui massacrato in società. Tutti incazzati, a cominciare da Pallotta. Un’operazione a nove milioni più uno di bonus con pagamento in due anni“.

Pedro – Prima prendo informazioni. Non chiamo Conte perché non voglio che mi rubi l’idea. Chiedo a Zappacosta che aveva giocato con lui nel Chelsea. Mi parla di un ragazzo strepitoso, un esempio per tutti, uno che può giocare a destra, sinistra, trequartista. L’operazione l’avevo praticamente chiusa, poi mi hanno mandato via prima di poterla formalizzare. Mi hanno licenziato a fine giugno, ma già a maggio ero ai margini”.

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Torino“Cairo non voleva farmi andare via. Non ha mai accettato le mie dimissioni. Addio Roma? Alla radice c’è una mancata comunicazione tra me e Pallotta. L’ho visto due volte in tutto. Al telefono non parlavamo mai, io non parlo inglese. Sono pigro e poi non ho un bel ricordo della mia parentesi inglese (da calciatore al Nottingham Forrest, ndr). Baldini? Fu lui il primo a chiamarmi, ci conoscevamo da quando facevamo i calciatori. La preistoria. Io estroso, ma potente. Lui un po’ fighetta. Franco ha molto apprezzato il mio lavoro come direttore sportivo”.

Roma “L’obiettivo era ringiovanire la squadra, abbassare i costi e creare premesse per le plusvalenze. Ho fatto molte operazioni low cost. A Torino mi chiamavano Mister Parametro Zero. Altra priorità ricreare un ambiente sano. L’ultimo scudetto era di vent’anni prima. Evidentemente c’erano delle problematiche. Dzeko all’Inter? Dissi a Conte: ‘Non mi rompere i co******, non te lo do. Inutile che sbatti la testa al muro'”.

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Fonseca – “L’unica cosa per cui ci sono rimasto un po’ male è che non ha speso una parola per me dopo il mio allontanamento. Rottura con lui dopo l’irruzione nello spogliatoio tra il primo e il secondo tempo di Sassuolo-Roma? Un’invenzione. Da gennaio in poi è partita una strana campagna contro di me, hanno cominciato a scrivere che litigavo con tutti, giocatori e allenatore. Alla Roma erano davvero convinti di chiudere con Conte. Veniva da un anno difficile, le beghe legali con il Chelsea. Era voglioso di sfide nuove. È una trattativa che non ho seguito. Non ero ancora alla Roma. Posso immaginare che Antonio non si sia sentito abbastanza rassicurato. Forse, se avesse parlato direttamente con Pallotta le cose sarebbero andate diversamente. Antonio è diverso da me, io sono un sentimentale, lui è più razionale. Non ha visto, credo, una forte società alle spalle”.