La rinascita del Barcellona passa da La Masia: Flick ha capito il segreto per risollevare i blaugrana

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Negli anni, le proprie fortune il Barcellona se l’è sempre costruite in casa. Molti dei meriti vanno dati a La Masia, una struttura di formazione da oltre 5800 metri quadrati che sorge vicino al Camp Nou. Inizialmente utilizzata come sede sociale del club, a partire dal 1979 è diventato il centro nevralgico dello sviluppo giovanile. Ed è proprio al suo interno che avviene la magia. Moltissimi ragazzi entrano a far parte del Barcellona da giovanissimi e vengono, passo dopo passo, seguiti nella loro crescita.

I risultati di questo minuzioso lavoro sono evidenti a tutti e, non è un caso se tutti i successi raggiunti dai blaugrana passino sempre dai piedi di questi giovani campioni. Se qualcuno avesse dei dubbi sul perché un ragazzo come Lionel Messi, di statura bassa e affetto da ipopituitarismo, sia riuscito a diventare colui che tutti conosciamo è merito di tutti coloro all’interno del centro sportivo che, sin dall’età di 13 anni, lo hanno formato come calciatore e come uomo. La verità, infatti, è che il Barcellona può spendere tutti i milioni che ha a disposizione per acquistare nuovi calciatori, ma a togliere gli spagnoli dai guai saranno sempre coloro che hanno il marchio di fabbrica de La Masia.

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Le difficoltà degli ultimi anni e il flop Xavi

A partire dall’addio di Pep Guardiola nel 2012, guarda caso un’altra figura uscita proprio da La Masia, il percorso del Barcellona è stato molto altalenante. Degli 8 allenatori succeduti all’attuale tecnico del Manchester City nessuno è riuscito a ripetere le sue gesta e, non tutti hanno lasciato un segno indelebile. Tra questi, l’unico capace di regalare un’altra Champions League ai blaugrana è stato Luis Enrique nella stagione 2014/15. Ma senza ombra di dubbio, l’allenatore da cui tutti si aspettavano un cambio di rotta è stato Xavier Hernandez Creus, meglio noto come Xavi.

Considerato uno dei migliori centrocampisti della storia del calcio e bandiera del Barca, ben 24 anni passati in catalogna, Xavi è tornato a casa nel novembre del 2021. Ma stavolta lo ha fatto da allenatore, dopo una piccola avventura sulla panchina dell’Al-Sadd. Carico di speranze e di aspettative, El Profe impose sin da subito ai suoi giocatori il dogma del “tiki-taka”, termine nato per descrivere il gioco di Guardiola. Inizialmente, l’effetto Xavi sembrava potesse dare una marcia in più ai giocatori, ma in breve tempo l’ossessiva ricerca del bel gioco si è trasformato nel motivo del fallimento dell’ex campione del mondo. In 3 stagioni un solo campionato vinto e una Supercoppa di Spagna. Ma a risultare mediocri, per la storia del club sia chiaro, sono stati proprio i risultati in Champions League. Due quarti di finale e una clamorosa eliminazione ai gironi che hanno convinto la dirigenza blaugrana a separarsi dalla leggenda spagnola.

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La cura Flick: superare le difficoltà con tanta fiducia

A cambiare le cose ci sta provando Hansi Flick, allenatore scelto per riportare il Barcellona ai livelli di un tempo. Sebbene la rosa ereditata dal tedesco avesse già una base importante, la campagna acquisti estiva non poteva far presagire che potesse essere da subito una stagione competitiva, anche a causa dei continui problemi di tesseramento giocatori del club spagnolo. Un solo grande colpo, Dani Olmo, uno degli MVP della Spagna campione d’Europa. Il vero punto di svolta arriva, però, ancor prima che la stagione inizi. In casa Barcellona arriva un ko dietro l’altro, che lascia Flick senza valide alternative. L’ex Bayern Monaco tra gli indisponibili ha ter Stegen, Araujo, Christensen, Eric Garcia, Marc Bernal e Ferran Torres, oltre a Gavi e de Jong rientrati in gruppo dopo mesi di assenza.

In soccorso all’ex ct della Germania accorre ovviamente La Masia, che offre al cinquantanovenne di Heidelberg una vasta gamma di talenti da poter lanciare. In queste prime 13 partite sono già 16 i giovani usciti dalla cantera ad essere stati utilizzati da Flick. Tra questi impossibile non citare Hector Fort, Fermin Lopez, Pau Victor, Pablo Torre, Marc Casadò e Pau Cubarsì, oltre ovviamente ai fuoriclasse Yamal e Pedri. Il risultato? 11 vittorie e 2 sconfitte nelle prime 13 partite, primi in classifica in Liga (con El Clasico in programma alla prossima) e -3 dalla vetta del nuovo girone unico della Champions League. Flick si è affidato ai suoi giovani e loro stanno ripagando la sua fiducia trasformando la squadra incostante e imprecisa di un anno fa in una schiacciasassi.

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Addio al tiki-taka: un calcio semplice quanto letale

Ma cosa rende questo nuovo Barcellona così spietato? Un’aggressività totalmente diversa in fase offensiva e soprattutto la rinuncia a tenere il pallone tra i piedi. Sebbene i dati sulla percentuale media di possesso palla per partita siano simili a quelli delle stagioni precedenti, ciò che cambia è che il modo in cui Flick vuole che giochi la sua squadra non prevede la perdita di tempi di gioco. Passaggi semplici, veloci e ad attirare la pressione avversaria in modo da creare spazi per l’offensiva. Meno tocchi, più spinta da parte dei terzini (prima con Xavi almeno uno rimaneva sempre dietro) e soprattutto pressing costante e ragionato. Il gioco del Barcellona passa, o meglio passava, dai piedi di Marc Bernal classe 2007 e considerato l’erede naturale di Sergio Busquets. Il giovane mediano, infatti, si abbassava sulla linea dei difensori e gestiva tutta la prima fase di costruzione dell’azione. Purtroppo il diciassettenne si è prematuramente rotto il crociato ed ora il suo compito sarà diviso tra Pedri, Casadò e de Jong.

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Ciò che più colpisce, come citato sopra, è per l’appunto la quantità di uomini che il Barcellona riesce a portare in avanti e la velocità con cui questa squadra riesce a mandare fuori posizione la difesa avversaria. La partita di Champions League contro il Bayern Monaco ne è l’esempio lampante. La nuova creatura di Vincent Kompany, si è lentamente sciolta davanti alla visione della marea blaugrana. In fase offensiva il Barcellona aveva letteralmente 11 giocatori oltre il cerchio di centrocampo, mentre nell’area bavarese portava almeno 6 uomini. Nonostante Flick sia arrivato da pochi mesi, i suoi giocatori giocano già a memoria e nessuno ha mai paura quando ha il pallone tra i piedi. Le azioni non sono mai dettate dalla confusione e, nel momento in cui si è in possesso ci sarà sempre un compagno libero da servire. In poco tempo l’ex Salisburgo ha creato una squadra competitiva e innovativa, senza dover fare ricorso al tiki-taka, che viene gentilmente accantonato e lasciato a l’unico capace di farlo nella sua forma perfetta: il suo inventore. Per ora l’inizio è incoraggiante, vedremo a fine anno se la musica è realmente cambiata o è stato l’ennesimo fuoco di paglia.