A tutto José Mourinho. L’allenatore della Roma si confessa ai microfoni del Corriere dello Sport.
L’intervista a Mourinho
“Firmai con la Roma perché quando incontrai i Friedkin mi colpì molto il loro modo di parlare. Quelle parole mi toccarono nel profondo, di questo avevo bisogno. ‘Pensiamo che tu sia la persona giusta per aiutarci a rendere la Roma un club più grande’, mi dissero. Trasmisero il loro entusiasmo, in un progetto che mi prevedeva per tre anni di contratto. Una crescita progressiva che non avevo mai preso in considerazione. Quando sono arrivato qui sapevo benissimo a cosa andavo incontro. I tanti giovani che ho fatto esordire sono cresciuti in questi due anni. Quando lavori in un club come il Real Madrid, il Manchester o il Chelsea, se lanci un giovane a stagione hai già fatto il massimo“.
E poi: “Sapevo che sul piano sociale la Roma fosse un club assolutamente fantastico. Quando conosci la realtà romanista ti chiedi perché si sia vinto così poco. Possibile che tu non possa fare qualcosa di diverso per aiutare il club, la nuova proprietà? Se adesso mi sono pentito della scelta? Rispondo di no, assolutamente no. Ancora non ho un centravanti? La foto con l’attaccante immaginario è stata fatta per ridere. Non c’è stato alcun retropensiero. Nessuna provocazione, non era quella l’intenzione. Mi diverto anche nelle difficoltà. Mi arrrabbio per un’ora e subito dopo torno positivo. Relativamente all’attaccante immaginario, anche se la settimana prossima arrivasse Mbappé sarebbe comunque in ritardo. Dopo la partenza, tra virgolette, di Abraham, siamo in una situazione che nessun allenatore al mondo gradirebbe. Tiago Pinto sa che siamo in ritardo, anche la proprietà lo sa, alla fine quello che soffre veramente è chi lavora e chi contro la Salernitana dovrà entrare in campo con la miglior squadra possibile. A proposito di Belotti, resta e farà una stagione molto più produttiva. Per me per l’attacco c’è un nome, perché io di solito sono molto obiettivo e pragmatico. Ce n’è uno ma non è possibile prenderlo, così mi è stato detto. Morata? Ti dico solo che non è Mbappé“.

“Se facciamo UEFA di qua e Italia di là – prosegue Mourinho –, mi sento molto meglio quando parlo di UEFA e meno di Italia. In Italia mi sono sentito aggredito, hanno violato la mia libertà di uomo, la mia libertà di uomo di calcio. Qui non mi sento più a mio agio. Ho paura di ricevere altre squalifiche. Ho detto di Chiffi le stesse cose che Modric ha detto di Orsato, esattamente le stesse. Andar via? Non ho mai pensato di andarmene. Ho sempre fatto il mio lavoro senza pensare al dopo. Ho sempre rispettato la proprietà e le persone. Sento che da parte loro c’è rispetto e tanta stima per l’allenatore. È la proprietà che deve parlare con te. Per qualche giorno ho pensato basta bambini, perché dovrei costruire dei bambini se il prossimo anno non sarò più qui? Prima di tutto lavoro per il club, secondo, per questo club è super importante creare determinati presupposti. Come abbiamo visto, sono stati proprio i bambini, in un momento difficilissimo per Tiago Pinto, a garantire i 30 milioni necessari per soddisfare un settlement agreement terribile. E poi che colpa hanno i bambini se ho un solo anno di contratto? Pagano diventerà bravo, non voglio ancora dirlo di Pisilli, perché lo vedo più bambino, anche fisicamente, dovrà avere una grande evoluzione, però ha la testa giusta. Pagano sarà come Bove“.
Su Dybala e l’Arabia Saudita: “Quando è arrivato il primo di agosto e la clausola non è stata più esercitabile, ho dormito meglio. Per noi è oro, non possiamo rinunciare a lui. La gente conosce il suo potenziale come giocatore, io posso dire che il potenziale come ragazzo non è per niente inferiore. In estate ho ricevuto due offerte dall’Arabia: Al-Hilal e Al-Ahli. Ci ho pensato e prima di andare all’incontro ho informato la proprietà chiarendo che non avevo intenzione di accettare. A casa ho detto esattamente la stessa cosa. Per un lato mi sentivo prigioniero della parola data ai giocatori a Budapest e ai tifosi dopo lo Spezia, mimando la permanenza. Ma se mi chiedi se non ho accettato soltanto per questo motivo, rispondo di no, non solo per questo“.

