Davide Santon ha detto ufficialmente addio al calcio giocato. Il terzino classe 1991 in una lunga intervista rilasciata a tuttomercatoweb, ha comunicato i motivi che lo hanno spinto a prendere questa decisione drastica. Dalle parole del giocatore emiliano, si intuisce che la ragione principale riguarda i suoi continui guai fisici che non gli hanno permesso di passare le visite mediche con altri club. Si conclude così la sua carriera dopo la scadenza del suo contratto con la Roma. Addirittura la sua ultima presenza risale al 23 maggio 2021, nell’ultima giornata di Serie A contro lo Spezia.
Salito agli onori della cronaca quando all’epoca vestiva la maglia dell’Inter, i tifosi nerazzurri si ricordano ancora della sua prestazione perfetta in marcatura su Cristiano Ronaldo in Champions League. Nel 2010 fu addirittura inserito da Don Balon nella lista dei migliori calciatori nati dopo il 1989. Poi tanti infortuni e tante esperienze fallimentari hanno frenato la sua crescita e la sua carriera. Può comunque vantare la vittoria di un triplete proprio con l’Inter sotto la guida di José Mourinho.

L’intervista rilasciata da Santon
L’addio al mondo del pallone
“Sono costretto a smettere di giocare. Non per non aver avuto offerte, non per altro, ma perché il mio corpo, con tanti infortuni avuti in passato, non ce la fa più. Sono costretto a farlo. Non voglio, ma devo”.
Basta con il calcio
“Nel primo anno in cui sono stato messo fuori rosa, ho vissuto un controllo dopo l’altro ma non c’è niente da fare: l’unica cosa sarebbe rischiare di avere delle protesi. Ancora riesco a camminare sulle mie gambe ma per fare il giocatore professionista serve altro”.
I problemi alle ginocchia
“Ho il ginocchio sinistro dove non mi sono operato che però è andato. Mi impedisce di fare tante cose. Poi c’è il famoso ginocchio destro: mi sono operato tre volte. Cartilagine, tolto tutto il menisco esterno ma appena faccio un minimo sforzo, si gonfia e non si piega più. In automatico tutti i miei infortuni al flessore partono da lì. In Serie A devi spingere, il ginocchio destro non si piega, sforzavo la gamba sinistra e il flessore è… Andato. Ogni minimo sforzo c’è sempre da stirarsi, da star fermi. Giochi una gara, ne stai fuori cinque”.

La paura di giocare
“Se devo giocare con la paura, non lo faccio. E gioco da anni con paura, però mi sono adeguato, lavorando, tenendo botta. Però non giochi mai sereno, hai sempre paura: fai il compitino. Ho iniziato a giocare perché mi divertivo e negli ultimi anni era una sofferenza. Ho detto che se devo andare avanti, non è quello che voglio fare. C’erano alcune offerte però”.
L’esperienza negativa a Roma
“Mi dicevano di star rubando i soldi alla Roma. Figuriamoci: col club eravamo a posto sul salutarci, il punto è che non riuscivo a passare le visite mediche altrove”.
La sofferenza che ha portato alla decisione finale
“Ho sofferto i primi mesi. Ho avuto tempo di pensarci, di riflettere. Quando ero fuori rosa a Roma, ho avuto un primo periodo dove ho sofferto: non mi aspettavo questo finale di carriera. Volevo giocare, divertirmi, purtroppo ho avuto tutto subito ed è andato a scalare. Però bisogna accettare: ho pensato tanto, ho la famiglia, due bambine, ora mi dedico a quello e poi vedrò se restare nel calcio o in un altro ambito”.

