Sassuolo, De Zerbi: “Io in una big? Solo con autonomia. Ho discusso con Locatelli e Boga”

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L’allenatore del Sassuolo, Roberto De Zerbi, è stato ospite alla Bobo TV, il canale Twitch di Bobo Vieri, Lele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola. Il mister ha affrontato moltissimi temi durante la lunga chiacchierata. Si è parlato del suo futuro in una big e del rapporto con i suoi calciatori, rivelando anche di aver avuto una scontro durissimo con Locatelli e Boga. Ha elogiato anche uno dei suoi pupilli, Stefano Sensi, attualmente all’Inter e ha espresso la sua sulla tanto criticata costruzione dal basso.

Futuro in una big?

“Difficile stabilire quando si è pronti, penso che se ci sono le condizioni, ovvero giocatori di livello e autonomia completa, allora sì. Diversamente penso di non essere pronto neanche per una squadra di livello inferiore al Sassuolo. In questo lavoro devi sentirti pronto e deve piacerti: fare l’allenatore è così stressante che se non mi divertissi sarebbe davvero troppo pesante. Estero? Penso che i giocatori forti siano ovunque, la grandezza di un allenatore sta nell’adattare la propria idea di gioco ai calciatori a disposizione. Nel 2013 sono andato a vedere Guardiola a Monaco e gli ho chiesto come mai facesse più cross rispetto alla sua esperienza a Barcellona. Lui mi ha risposto con molta semplicità, dicendomi che ha trovato giocatori fisici come Lewandowski e Müller e più in generale un’abitudine al cross che andava rispettata”.

Sulla sua esperienza con il Sassuolo

“Secondo me sono stati tre anni di successi, non è arrivata l’Europa League ma penso che davanti a noi ci siano sette squadre più forti. A Natale abbiamo tagliato il panettone da quarti in classifica. Sono riconoscente al Sassuolo perché mi ha preso da retrocesso al Benevento e mi ha dato autonomia completa e giocatori forti: penso però che bisogna ragionare per programmi e non per riconoscenza. Con la società dovremo capire se è finito un ciclo: se così fosse, o si cambia l’allenatore o vanno via tanti giocatori, non per disaccordi ma proprio perché si va troppo d’accordo, vedendosi da tanto è giusto cambiare. Sono tre anni che alleno a Sassuolo e la mia voce è sempre la stessa, non è facile per me tenere la barra dritta per tutti”.

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Le discussioni con Locatelli e Boga

“Sono due giocatori con cui ho avuto scontri forti. Con Manuel soprattutto all’inizio del secondo anno, con Boga recentemente. Locatelli è un giocatore vero, nella sua testa ha quel pizzico di presunzione che serve a questi livelli: lui si vede titolare all’Europeo con l’Italia. Ha personalità e si è visto dall’esordio che fece contro l’Olanda; deve forse essere meno superficiale in alcuni tratti. Quando Boga è arrivato non sapeva attaccare la profondità, se dieci volte su dieci chiedi la palla sui piedi poi è difficile girarsi e puntare la porta, se invece alterni e vai un po’ lungo, un po’ incontro hai più possibilità. Jeremie ha doti fisiche e tecniche pazzesche, ma è troppo timido e riservato, non chiama mai la palla, non si impone. Io voglio essere d’aiuto ai miei giocatori e spero che tra qualche anno mi considereranno importante per la loro crescita”.

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Il suo pensiero su Stefano Sensi

“È un giocatore di cui sono innamorato. Quando l’ho preso pensavo fosse un organizzatore di gioco, come Xavi, ma ha anche qualche tratto come Iniesta. Il primo anno al Sassuolo giocavo con Boateng di punta e ho fatto giocare Sensi come mezz’ala. Lui sapeva ricoprirlo questo ruolo. Il suo problema in questi anni sono stati gli infortuni. Ha qualità da vendere. È un ragazzo serissimo”.

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Il ruolo degli attaccanti

“Io i miei attaccanti li lascio completamente liberi. Devono sapere che però ci sono i compagni. La giocata la decidono loro. Le partite le risolvono gli attaccanti ma all’interno di un ordine. Certamente non voglio soldatini”.

La costruzione dal basso

“Mi dà fastidio, ma penso sia più una mancanza di competenza da parte di chi pone la domanda, perché riduce tutto il calcio alla costruzione da dietro. Per me buttare la palla avanti e cercare di prendere il rimbalzo è una scommessa, uscire palla al piede è frutto del lavoro. Dato che io preferisco il lavoro alla scommessa, le mie squadre escono giocando sui piedi e non sui denti. Io non ritengo che la mia idea sia giusta e quella degli altri sbagliata, e non mi dà fastidio se qualcuno non condivide la mia idea, ma non capisco come mai, mettendoci la faccia, mi si voglia far cambiare idea”.