Approfondimenti

“Se Atene piange, Sparta non ride”

Inter e Juventus, ontologicamente rivali eppure così simili in questa crisi d’inizio stagione, perdono ancora. E lo fanno male, anzi malissimo: cominciano i nerazzurri alla Dacia Arena, cornice di un lunch match in cui l’Udinese ha assolutamente legittimato il 3-1 finale con una prestazione maiuscola; seguono i bianconeri all’U-Power Stadium di Monza, dove Raffaele Palladino bagna come meglio non si può il suo esordio in panchina grazie al gol vittoria di Gytkjaer.

In casa Inter, la marcatura di Nicolò Barella ad inizio partita è stata l’unica luce. Simone Inzaghi è apparso come mai in confusione e la reazione plateale di Alessandro Bastoni nel momento in cui, al 30esimo del primo tempo, lo ha sostituito (insieme a Mkhitaryan) per non rischiare una doppia ammonizione, rappresenta il manifesto di un’insofferenza oramai diffusa anche all’interno dello spogliatoio. De Vrij è entrato dalla panchina e ha sostanzialmente causato il 2-1 di Bijol, Brozovic – da sempre uomo chiave nel gioco interista – appare scarico fisicamente e non solo: i difetti sono tanti, la gestione problematica e la strada maledettamente in salita.

Semmai fosse possibile, la Juventus sembra stare addirittura peggio. La sconfitta di Monza è chiaramente condizionata dalla follia di Angel Di Maria (gomitata ad Izzo ed espulsione diretta sul finire della prima frazione) ma ciò non può in alcun modo nascondere la pochezza del gioco di questa squadra. Il gradimento dei tifosi nei confronti di Massimiliano Allegri è ai minimi storici e nulla può, stavolta, la prodigiosa gestione dell’ambiente che ha sempre caratterizzato l’operato del tecnico livornese. Manca un gioco, manca un’idea, manca una reazione anche solo d’orgoglio. La società ha speso e accontentato l’allenatore in sede di mercato: tenere Allegri in panchina per salvaguardare il bilancio sarebbe un controsenso… oltre che un autogol clamoroso.

La sosta, probabilmente, non farà che acuire i rumori intorno alle due panchine: saranno giornate di lavoro, sì, ma anche di riflessioni e ultimatum. Perché, tra Inter e Juventus… “Se Atene piange, Sparta non ride”.

Lorenzo Di Caprio

Classe 1998, ha prima iniziato a scrivere di sport e poi imparato a camminare. Malato di calcio(mercato) e tennis, conta i propri idoli sulle dita di una mano: José Mourinho, Novak Djokovic e Francesco De Gregori ne occupano tre. Direttore esecutivo di Ok Calciomercato. Per insulti e minacce: @LorDiCaprio | l.dicaprio@libero.it

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