Mai come questa volta, gennaio giunge al momento giusto per il Genoa. I tifosi rossoblù hanno sperato che il pessimo inizio della propria squadra fosse esclusivamente dovuto all’allenatore Andreazzoli. Purtroppo così non è stato, dato che l’ingaggio in panchina di Thiago Motta ha dimostrato che i problemi sono decisamente altri.
Una brutta eredità
Quest’anno al presidente del Genoa Enrico Preziosi non è riuscita la solita magia di scovare un campioncino degno di essere sfruttato subito e da rivendere a gennaio. Se non si fosse infortunato durante una partita con la nazionale, probabilmente Kouamé sarebbe stato l’indiziato, ma la sfortuna ci ha messo del suo.
Forse sarebbe il caso di parlare di mancanza di fortuna, siccome l’abile uomo di Avellino si è annualmente quasi sempre affidato al caso. Nessun progetto a medio termine, figuriamoci a lungo. Cambiare quasi ogni anno tutto lo staff dirigenziale e tecnico sembra a molti il gestire decisamente male una qualsiasi azienda. Il vivaio, che in passato aveva fornito linfa vitale, sembra attraversare un momento non molto felice, quindi, come si suol dire, adesso “i nodi vengono al pettine”.

I nodi sono la mancanza di acquisti di qualità, il ricorso massiccio a giocatori provenienti dalla Serie B, l’eccessivo utilizzo di vecchie glorie, sane o meno.
Una squadra poco attrezzata come quella di quest’anno, il Genoa erano decenni che non la possedeva e dare tutte le colpe del pessimo inizio ad Andreazzoli è veramente assurdo.
Perché lui?
Perché lui? Superato l’entusiasmo iniziale procurato dai ricordi del Thiago Motta giocatore in rossoblù, adesso se lo stanno chiedendo in molti. Il palmares da allenatore dell’italo-brasiliano era decisamente inadatto e non forniva nessuna garanzia che invece sarebbe stata vitale per frenare la caduta del Genoa e portarlo in acque tranquille.

Grande scalpore ha suscitato una delle sue interviste, quando ha affermato che la sua squadra avrebbe giocato con un nuovo modulo: il 2-7-2. Al di là delle facili ironie sul numero di giocatori che avrebbe voluto schierare in campo, non pochi hanno pensato che si trattasse di un remake del film “L’allenatore nel pallone”.
La sua, pare, fosse solo una provocazione ed un guardare il campo da un altro punto di vista, niente di più. Ad ogni modo che Thiago non sia ancora in possesso del patentino, l’abilitazione Uefa Pro, è un dato di fatto (infatti viene affiancato da Roberto Murgita).
Che il Genoa per salvarsi abbia bisogno di un vero allenatore e non del solito jolly, nella solita attesa di un colpo di fortuna, anche.
Stringere in denti e sperare
Fortunatamente la classifica è corta, specie nella parte destra del tabellone, e niente è ancora compromesso in modo irrimediabile per i colori rossoblù.
La sconfitta nel derby contro la Sampdoria ha inasprito i rapporti della tifoseria con la presidenza e bisognerà vedere se il contraccolpo psicologico subito servirà come stimolo a fare meglio o come alibi per crollare. Occorre al momento fare quadrato attorno alla squadra attuale e farla arrivare alla riapertura del mercato subendo meno danni possibile.
Se Enrico Preziosi ascolterà le richieste di Thiago Motta e gli fornirà i giocatori che vorrà, potremo vedere realmente di che pasta è fatto. Va da sé che le richieste dovranno combaciare o essere compatibili con la realtà rossoblù e la voglia del patron spendere. Ma questa è un’altra storia.

