Nonostante la notizia del mancato rinnovo di David Silva circolasse da inizio estate, 10 anni, 435 presenze e 77 gol non saranno facilmente dimenticati dal Manchester City e dai suoi tifosi. Dribbling, agilità e visione di gioco hanno fatto di lui uno dei migliori centrocampisti nel panorama calcistico attuale, paragonato addirittura da alcuni come “il nuovo Xavi”.
Per questo motivo la società inglese, con una nota ufficiale, ha deciso di onorarlo dedicando una statua a lui ed una a Vincent Kompany, altro vecchio caposaldo del club, in modo che l’enorme impronta lasciata al City venga sempre ricordata.
Il futuro di David Silva ora non è ancora chiaro e dal giocatore non traspare ancora nessuna preferenza. Tra le contendenti è forte la Lazio, che ha messo in ballo un quadriennale da 3.5 milioni più bonus, ma resta viva l’ipotesi Valencia e Al-Sadd, allenata proprio dall’amico e connazionale Xavi.

Le parole del presidente
Il presidente del Manchester City, Al Mubarak, si esprime così a riguardo: “David Silva è un giocatore che trasforma; un leader tranquillo che ha agito in modo silenzioso e deliberato e ha ispirato tutti intorno a lui, dal più giovane giocatore dell’accademia ai suoi compagni di squadra senior negli ultimi dieci anni.
Continua poi “Ha impresso un segno alla squadra, a questo Club, alla sua storia e anche alla Premier League nel suo insieme. In tal modo è stato determinante per la bellissima filosofia calcistica che vedi oggi. Era l’inizio di tutto”
“Come con Vincent prima di lui, la statua di David fungerà da promemoria duraturo dei momenti meravigliosi che ci ha regalato, non solo come calciatore incredibile, ma come ambasciatore ispiratore che ha rappresentato questo club di calcio con grande dignità in ogni momento”.
L’addio dello spagnolo
Anche David Silva, attraverso un intervista nel sito del club, da il suo addio: “Qui mi sono sentito subito a casa. Hanno trattato bene me e la mia famiglia. Sarò sempre riconoscente a questo club. Per tutta la vita tiferò City, lo stesso vale per la mia famiglia. Nel giorno in cui sono arrivato non pensavo di rimanere così a lungo.
“All’inizio è stato difficile, ho avuto bisogno di qualche mese per adattarmi alla Premier League. Venivo dal Mondiale, non ero ancora al meglio. Poi al top della forma, e piano piano, mi sono adattato. Grazie alla squadra ho continuato a migliorare e sono arrivato ad essere il calciatore che sono ora. Il gol al Blackpool del 2010 è stato quello più importante. Mi ha sbloccato anche mentalmente.
“Aguero ho sempre cercato di aiutarlo, i dati lo confermano, gli ho fornito tanti assist. É uno dei migliori al mondo. Il mio passaggio a Dzeko nel derby vinto 6-1? Devo ringraziare Edin, senza la sua rete nessuno avrebbe ricordato quel passaggio. Lui è un giocatore magnifico, bello giocare con lui. E Roberto Mancini è stato un grande allenatore. Credeva in me, aveva fiducia. Quando giocavo nel Valencia mi chiamava spesso per convincermi ad andare al City. Grazie a lui ho preso la decisione migliore della mia carriera”.

