“Vi racconto il Cagliari del 1970, la miglior squadra di sempre”

Quella squadra non è mai stata celebrata quanto avrebbe meritato e molto riduttivamente si è data quasi esclusivamente enfasi alle gesta di un solo campione. Quel Cagliari non era solamente Gigi Riva, ma molto di più. Abbiamo chiesto ad un tifoso sardo, che nel 1970 aveva 18 anni ed ha vissuto quel periodo, cosa ha rappresentato per lui quello scudetto, quella squadra.

L’orgoglio di un popolo

Te lo ricordi lo scudetto del 1970?
“Se me lo ricordo? E come potrei mai dimenticare un qualcosa di così bello, potente e travolgente come il Casteddu di quei tempi? Non parlo solo dello scudetto, ma di un periodo intero che ha rappresentato qualcosa di estremamente importante per tutti a livello non solo calcistico. Erano anni bui per noi, quando per tutti i sardi erano solamente pecorai o sequestratori. Quella squadra è stata come una rivalsa, una riscossa di fronte a tutta la nazione per la Sardegna intera, anche per quella piccola parte che non ha mai tifato Cagliari. Non è stato come vincere un semplice scudetto con qualsiasi altra squadra, ma un evento sociale, un qualcosa che inorgoglisce per decenni”.

La miglior squadra di sempre

Di quella squadra cosa si puoi raccontare?
“Quella è stata indiscutibilmente la miglior squadra di tutti i tempi. Non parlo del miglior Cagliari, ma di squadra di calcio a livello quantomeno italiano. Quei giocatori si potevano permettere di tutto, tanto era enorme, smisurata la loro supremazia. Prima delle partite il nostro allenatore, Manlio Scopigno, passava in rassegna le camere dei giocatori, nel mini ritiro del sabato e li trovava tutti in una. Non stavano lì a parlare ma a giocare a poker, bere whisky e fumare come turchi. Che faceva allora il “Filosofo”? Niente, li salutava e si sedeva con loro. E restavano svegli fino a notte fonda. Tanto il giorno dopo andavano in campo e sbaragliavano gli avversari, con il minimo sforzo. Ricordiamoci, poi, che all’epoca la squadra era composta da massimo 16 giocatori e che, alla fine, giocavano sempre gli stessi. L’anno prima dello scudetto ci eravamo classificati al secondo posto ed invece nel 1971 eravamo primi in classifica fino a quando durante una partita della Nazionale in Austria, il cosiddetto “Boia del Prater” (un certo Hof, ndr) al 75esimo con un’entrata criminale colpì da dietro Gigi Riva riuscendo a fratturargli tibia e perone ed a procurare il distacco dei legamenti della caviglia sinistra.

All’epoca la medicina non era quella attuale e dopo 6 mesi Riva riuscì a tornare in campo ma ormai il campionato era compromesso. Solo la sfortuna poteva fermare quella squadra. La miglior squadra di sempre, ricorda”.

Rombo di tuono

Non si può parlare di quella squadra senza nominare Gigi Riva.
“Premetto che non era l’unico fuoriclasse in quella squadra, ma indubbiamente senza di lui non sarebbe stato “quel” Cagliari. Un attaccante completo, moderno, dove in un solo atleta c’erano potenza, classe, intelligenza e tecnica. Potrebbe benissimo giocare, anzi vincere, anche ai giorni nostri. Non so quanto si potrebbe dire così anche per altri campioni del passato. Il calcio è cambiato ma lui era avanti, in tutto. Pensare che all’inizio voleva scappare da Cagliari e dalla Sardegna… Non riusciva a capire dove caspita era arrivato, gli sembrava quasi di stare in un altro mondo. Era giovanissimo ed ha sofferto molto per adattarsi, ma quando ha capito cosa era Cagliari e cosa erano i suoi tifosi, si è talmente innamorato che non è mai riuscito ad andare via. Ha rifiutato tutte le offerte di squadre importantissime, scegliendo uno stile di vita e non i miliardi. Un campione umile, anche fuori dal campo. Uomini così nascono di rado. Ancora oggi vive qua, ovviamente”.

Il Cagliari di oggi

Il Cagliari attuale, quello di Maran, sta meravigliando tutta l’Italia e si trova tra le primissime in Serie A. Secondo te potrebbe…
“Non finire la frase, non farmi quella domanda perché ti risponderei male. Che quello attuale diventi come il Casteddu degli anni tra il 1969 ed il 1973 è impossibile perché quella non era una squadra, era un movimento storico.

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Che riesca a vincere qualcosa, invece, perché no? Sta facendo bene, ma è tutta un’altra storia”.

Te la ricordi ancora la formazione di quel Cagliari?
“Faccio prima a dimenticare quando sono nato. In porta Albertosi, in difesa c’erano Martiradonna, Tomasini, Niccolai e Zignoli, a centrocampo Cera, Greatti e Nenè, in attacco Domenghini, Gori e Riva. In panchina avevamo anche Brugnera e Poli. Ricordalo, la squadra più forte di sempre“.