Ho visto Milito: carriera di un principe diventato re

3 Maggio 2009. Probabilmente, se non siete tifosi del Genoa, questa data non vi dirà nulla. In quella afosa domenica di maggio, i rossoblu superano la Sampdoria con il punteggio di 3-1, vincendo il secondo derby stagionale e rimanendo sulla scia della Fiorentina per la corsa Champions. Ma ancor di più che per i tifosi del Genoa, quella data è e rimarrà una delle più importanti per Diego Alberto Milito, che sigla tutte e tre le reti del “Grifone”, coronando la sua straordinaria stagione in Serie A, conclusasi con il secondo posto in classifica marcatori a quota 24 reti. Per “El Principe”, chiamato così per l’impressionante somiglianza con Enzo Francescoli (anche lui soprannominato così) questa data, così come tutta la stagione 2008/09, può essere considerata come una linea di confine, che divide la sua carriera in “prima” e “dopo”. Ma andiamo per ordine.

Milito nasce a Bernal il 12 giugno del 1979, un anno prima del fratello Gabriel, ex calciatore, tra le altre, del Barcellona. Cresciuto principalmente dai suoi nonni Salvatore e Caterina, calabresi, il ragazzo sembra destinato ad avere un feeling speciale con l’Italia, ed il fato per lui vorrà esattamente così. Dopo l’abbandono della sua iniziale idea di fare il commercialista, che lo aveva portato ad iscriversi alla facoltà di Economia e Commercio, a vent’anni Diego firma il suo primo contratto con una squadra professionistica (il Racing Avellaneda, con cui darà l’addio al calcio) e comincia la sua carriera, che possiamo definire a metà tra il surreale e il meraviglioso. La prima squadra europea ad accorgersi delle grandi prestazioni che Milito offre in patria è proprio il Genoa che, nel gennaio del 2004, acquista il suo cartellino. Con i rossoblu l’argentino mostra subito le sue doti tecniche e realizzative, segnando la bellezza di 12 gol in 20 gare di Serie B nella sua prima metà di stagione nella squadra ligure. Confermato come titolare per la stagione successiva, grazie ad i suoi 21 gol che lo portano ad ottenere il secondo posto in classifica marcatori dopo Spinesi, Milito riesce nel compito per il quale era stato comprato dal Genoa, ovvero far tornare i rossoblu in Serie A. La squadra ligure, infatti, ottiene sul campo la promozione in seguito al primo posto conseguito, ma viene retrocessa in Serie C1 nell’agosto 2005 per illecito sportivo. L’approdo dell’argentino nella nostra massima serie viene dunque rimandato, e quest’ultimo viene mandato in prestito biennale al Real Saragozza, squadra in cui milita anche il fratello Gabriel.

Con il Saragozza Milito gioca per tre stagioni, segnando 59 gol nella Liga, e collezionando un altro secondo posto in classifica marcatori nella stagione 2006/07. Questa volta è Ruud Van Nisterlooy del Real Madrid che con 25 reti non permette a Diego (23) di vincere il trofeo di miglior marcatore. Anche durante il periodo al Saragozza, però, troviamo una data che può essere considerata per lui indimenticabile: l’8 febbraio 2006. In questa giornata infatti, durante il match di Copa del Rey tra la squadra del “Principe” e il Real Madrid, l’argentino sigla ben 4 reti ai “Blancos”, cosa non da tutti, contribuendo in maniera determinate al 6-1 finale. Dopo i tre anni in Spagna arriva finalmente l’anno della svolta della carriera di Diego. Nell’estate del 2008, infatti, il Genoa, spinto anche dai tifosi, decide di puntare sulle prestazioni del classe ’79 anche per competere nella massima serie italiana e per sostituire Marco Borriello, bomber del “Grifone” nella stagione precedente, venduto al Milan. È finalmente finita la carriera di Milito “prima” dell’approdo in Serie A al Genoa.

L’attaccante conferma tutto ciò che aveva mostrato di buono in Serie B e conclude la stagione con 24 reti, contribuendo in maniera fondamentale al ritorno dei rossoblu in Europa, dopo un’assenza di svariati anni. La tecnica, il modo in cui tocca la palla, , la visione di gioco, l’intesa con i compagni di reparto e con il mister: Milito ha tutte le caratteristiche del fuoriclasse. Incredibile che nessuna “big” abbia mai messo gli occhi su di lui prima dei 30 anni: se ne accorge l’Inter che, prima ancora dell’inizio della sessione estiva del 2009 si assicura le prestazioni dell’attaccante e del suo compagno di squadra Thiago Motta, ex Barcellona. Dopo due anni e mezzo, 90 presenze e 57 reti tra A e B, e dopo essere diventato (ed essere tuttora) il miglior marcatore nel “Derby della Lanterna” sponda rossoblu con 4 reti in 2 derby giocati, Milito lascia definitivamente il Genoa.

Il primo anno con la maglia nerazzurra è sicuramente l’anno che trasforma la sua carriera da normale a surreale e meravigliosa. Surreale, perché è impensabile che un giocatore che fino ai 30 anni non aveva mai calcato i campi di Champions League decida questa competizione con una doppietta in finale. Meravigliosa, perché siglare un gol (nel caso della Champions, due) decisivo per ogni competizione vinta dalla propria squadra è da fenomeno. Nel 2010 Milito acquista così un posto nella storia interista e in quella del calcio, contribuendo in maniera più che determinate alla vittoria del “Triplete” nerazzurro. La carriera di Milito è passata dall’essere quella di un giocatore medio (“prima”) a quella di un fenomeno (“dopo”). Con 22 gol in campionato ottiene l’ennesimo secondo posto in classifica marcatori, questa volta dietro a Di Natale, che ne sigla 29. Durante questa stagione possiamo trovare molte date importanti per la carriera e la vita del “Principe”, ma la più importante è sicuramente il 22 maggio 2010, dove appunto Milito stende con i suoi due gol il Bayern Monaco in finale di Champions al Bernabeu. Nella stagione successiva Diego è vittima degli infortuni e non riesce a rendere secondo le aspettative. Finisce la stagione con soli 8 gol stagionali, di cui 5 in Serie A.

Nonostante ciò continua a dimostrare le sue doti tecniche con pregevoli assist e continua ad essere decisivo con gol importanti, come quello della semifinale del Mondiale per club o della finale di Coppa Italia. Viene confermato da titolare anche nella stagione 2011/12, in cui torna il giocatore che si era visto durante il primo anno con la maglia dell’Inter. Sigla infatti 26 gol stagionali, 24 in Serie A che gli valgono il quinto secondo posto in classifica marcatori della sua carriera. Questa volta, così come nel 2009, è Ibrahimovic a posizionarsi davanti all’argentino. Le ultime due stagioni del “Principe” a Milano sono un alternarsi di alti e bassi, e durante questo biennio troviamo un’altra data importante per la carriera di Diego. È il 14 febbraio 2013, si gioca Inter-Cluj. L’argentino è colpito da un infortunio che gli preclude il prosieguo della stagione e anche la possibilità di far bene negli ultimi mesi interisti l’anno successivo. Dopo Inter-Lazio 4-1 della stagione 2013/14 Milito dà l’addio all’Inter assieme a Zanetti, Cambiasso, Samuel e Castellazzi e torna al Racing Avellaneda, squadra nella quale era partito.

Il 12 novembre 2016 troviamo l’ultima data storica per la carriera di Diego, quella del ritiro ufficiale dal calcio. Uno sport a cui Milito ha dato tanto e che forse non ha saputo ricambiare al meglio. Perché un giocatore come “El Principe” non lo si trova dappertutto, e avere la consacrazione definitiva a 30 anni dopo anni ed anni da gregario, potrebbe quasi suonare come una beffa. Potrebbe, se Milito non avesse beffato a sua volta il destino riuscendo a vincere tutto ciò che si può vincere, pur se nessuno lo aveva mai notato prima di un’età avanzata. Pur costruendosi la carriera passo dopo passo. Perché uno con quel tocco palla, con quella visione di gioco, con quella determinazione, l’occasione prima o poi ce l’ha. E, per fortuna, Diego l’ha sfruttata. Ciao “Principe”, e grazie di tutto.