Champions League, disastro Italia: il flop di Milan, Atalanta e Juventus in ottica ranking UEFA

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Prima il Milan, poi l’Atalanta e infine la Juventus. Le partite valide per il ritorno dei playoff di Champions League si sono rivelate fatali per le italiane nonostante, almeno sulla carta, fossero ampiamente favorite rispetto alle avversarie. L’eliminazione della Vecchia Signora (l’ultima in ordine temporale) per mano del PSV affianca gli incredibili passi falsi casalinghi commessi dal Diavolo e dalla Dea contro Feyenoord e Bruges e ora l’unico club di Serie A ancora in corsa nella massima competizione europea è l’Inter. Gli uomini di Simone Inzaghi hanno evitato il temibile spareggio in virtù del quarto posto ottenuto nella first phase e agli ottavi di finale se la vedranno proprio contro una tra PSV e Feyenoord. In attesa di scoprire il futuro dei nerazzurri (venerdì 21 febbraio alle ore 12 il sorteggio a Nyon), analizziamo i motivi del flop delle tre italiane anche in ottica ranking UEFA.

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Il fallimento del Milan: l’incredibile ko contro la Dinamo Zagabria, la papera di Maignan e la doppia follia di Musah e Theo Hernandez

La sliding door dell’avventura del Milan in Champions League è la partita contro la Dinamo Zagabria nell’ultima giornata della ‘fase campionato’. I rossoneri hanno 15 punti in classifica e con una vittoria allo Stadio Maksimir guadagnerebbero l’accesso diretto agli ottavi, saltando così l’insidioso doppio confronto dei playoff. Il Diavolo parte con il piede sbagliato e al 19′ Martin Baturina porta in vantaggio la squadra allenata da Fabio Cannavaro. La situazione diventa ancor più complicata quando al 39′ Yunus Musah riceve il secondo cartellino giallo nel giro di otto minuto, lasciando così i suoi compagni in 10. Nella ripresa Christian Pulisic riaccende le speranze nonostante l’inferiorità numerica, ma l’ex Juventus Marko Pjaca mette a segno la rete del definitivo 2-1 per i padroni di casa. Il Milan di Sergio Conceicao paga la pessima prestazione e termina al tredicesimo posto in classifica, mancando quindi gli ottavi e incontrando ai playoff il Feyenoord di Pascal Bosschaart (scelto come tecnico ad interim per sostituire Brian Priske, esonerato appena due giorni prima della partita).

Nel match di andata al de Kuip i rossoneri forniscono un’altra prova insufficiente e a fare la differenza è Igor Paixao: l’esterno brasiliano lascia partire un destro innocuo dalla distanza, Mike Maignan non è reattivo e si fa scappare il pallone dalle mani. Il grave errore del portiere francese sancisce l’1-0 degli olandesi, ma la rimonta nella sfida di ritorno resta alla portata. Conceicao dà nuovamente fiducia ai ‘Fab Four’ (Rafael Leao, Joao Felix, Christian Pulisic e Santiago Gimenez) e la scelta sembra pagare: dopo appena 36 secondi proprio il centravanti messicano segna contro la sua ex squadra e ristabilisce la parità nel doppio confronto. Il Milan disputa un grande primo tempo e rientra in campo nella ripresa con la voglia di completare il sorpasso, ma la svolta inattesa arriva al 51′: Theo Hernandez, già ammonito, simula un contatto in area di rigore, l’arbitro Szymon Marciniak non ci casca ed estrae il secondo cartellino giallo. Come accaduto a Zagabria, i rossoneri restano nuovamente in dieci per l’ennesima sciocchezza. La squadra inizia inevitabilmente ad abbassarsi anche a causa delle incomprensibili sostituzioni effettuate dall’allenatore (fuori Pulisic e Gimenez per Davide Bartesaghi e Youssouf Fofana) e al 73′ si concretizza la beffa con il colpo di testa di Julian Carranza. Nonostante il forcing finale il Diavolo non crea particolari pericoli verso la porta difesa da Timon Wellenreuther e dopo un lungo recupero l’arbitro fischia tre volte: il Feyenoord ferma il Milan a San Siro sull’1-1 e si qualifica agli ottavi di finale in virtù della vittoria ottenuta all’andata. Pioggia di fischi, invece, per gli uomini di Conceicao.

Zlatan Ibrahimovic sfoga tutta la sua rabbia per l’eliminazione nello spogliatoio al termine della partita, mentre Hernandez si scusa per la sciocchezza commessa: “Oggi provo un’immensa frustrazione. Chiedo scusa ai miei compagni per averli lasciati in dieci e mi scuso con i tifosi che ci sostengono sempre – scrive sui social -. Rialziamoci tutti insieme, io per primo“.

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Dal nono posto nella first phase alla doppia sconfitta con il Bruges: l’eliminazione shock dell’Atalanta tra errori arbitrali e sfortuna

L’Atalanta disputa una first phase di alto livello incassando una sola sconfitta (2-3 contro il Real Madrid) e si gioca l’accesso diretto agli ottavi all’ultima giornata contro il Barcellona. La Dea va due volte in svantaggio ma non molla mai e le reti di Ederson e Mario Pasalic mantengono accesa la speranza fino al triplice fischio: la partita termina però con il risultato di 2-2, motivo per cui a causa degli esiti degli altri campi il club bergamasco conclude al nono posto in classifica con 15 punti e soltanto a -1 dall’Aston Villa ottavo (ultima posizione valida per saltare il turno intermedio e accedere agli ottavi). L’Atalanta è costretta quindi a partecipare ai playoff, dove incontra il Bruges arrivato ventiquattresimo e qualificatosi solo per la differenza reti migliore rispetto alla Dinamo Zagabria. Il tabellone sorride a Gian Piero Gasperini, dato che in caso di passaggio del turno affronterebbe una tra Lille e Aston Villa.

L’andata della partita contro la formazione belga si gioca allo Jan Breydel Stadium e le scelte del tecnico della Dea sono particolarmente limitate a causa dell’emergenza infortuni che ha colpito la rosa. Al minuto 15 Ferran Jutglà sblocca la gara e porta in vantaggio i padroni di casa, ma al 41′ Pasalic ristabilisce la parità. La gara si avvia verso la conclusione, ma al 92′ l’arbitro Halil Umut Meler assegna al Bruges un calcio di rigore davvero inspiegabile: Isak Hien allarga leggermente il braccio destro e sfiora con la mano il collo di Gustaf Nilsson, il quale accentua il contatto e cade in area. Né il guardalinee né il VAR correggono l’errore del fischietto turco, motivo per cui lo stesso Nilsson si presenta sul dischetto e firma la vittoria al 94′. “Stiamo contagiando il calcio. Tutti hanno un’idea dei falli completamente diversa. Il dramma sono i contatti: ora i calciatori si tuffano per rubacchiare e conquistare un’ammonizione o un rigore – lo sfogo di Gasperini nel post partita –. Il calcio sta andando in una direzione che non mi piace e che non c’entra nulla con il gioco. Dopo aver saltato con le braccia lungo i fianchi come i pinguini, ora correremo come loro… Il calcio sta diventando uno sport profondamente diverso”.

Dopo una settimana ricca di polemiche si gioca la sfida di ritorno e il primo tempo è scioccante: il Bruges conclude quattro volte verso la porta difesa da Marco Carnesecchi e fa tre gol con Chemsdine Talbi (doppietta) e Jutglà. L’Atalanta attacca, crea occasioni, colpisce un legno e al fischio parziale è inspiegabilmente sotto 0-3 (addirittura 1-5 nel doppio confronto). All’intervallo Gasperini inserisce Ademola Lookman, il quale fulmina Simon Mignolet e riapre immediatamente la gara. L’attaccante nigeriano, eroe della finale di Europa League della passata stagione, è scatenato e al 61′ ha l’opportunità di siglare il gol del 2-3 su calcio di rigore: il classe ’97 colpisce il pallone in malo modo, facilitando così la respinta del portiere. Un errore imperdonabile, che manda su tutte le furie Gasperini: “Credo che Lookman sia uno dei peggiori rigoristi che io abbia mai visto. Li calcia malissimo e anche in allenamento ha una percentuale realizzativa davvero bassa. Potevano tirarlo Retegui o De Ketelaere, ma sull’onda dell’euforia per il gol ha voluto prendere il pallone. Questo gesto non mi è piaciuto”. “Essere preso di mira in questo modo mi ferisce ed è anche molto irrispettoso, soprattutto per il duro lavoro e l’impegno che ho sempre messo per contribuire al successo del club e degli incredibili tifosi bergamaschi – la risposta del calciatore tramite una storia pubblicata su Instagram -. Durante la partita il rigorista designato mi ha incaricato di calciare e per aiutare la squadra mi sono preso la responsabilità di farlo”.

Il penalty fallito spegne l’entusiasmo, ma i padroni di casa continuano a creare enormi occasioni tra miracoli dell’estremo difensore e salvataggi sulla linea. Il muro eretto dal Bruges resiste nonostante i 19 tiri dell’Atalanta nel secondo tempo e a rovinare ulteriormente la serata ci pensa Rafael Toloi, il quale in uno scatto di ira colpisce un avversario e si fa espellere. La partita termina quindi 1-3 per la compagine di Nicky Hayen, che batte due volte la Dea in una settimana e vola agli ottavi. Resta, invece, tanto rammarico per i bergamaschi, che buttano la qualificazione contro un avversario molto più debole sulla carta.

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La Juventus completa il tris: dal ventesimo posto in classifica alla prestazione a due facce contro il PSV

La campagna europea della Juventus inizia in casa contro il PSV, la squadra che alcuni mesi dopo eliminerà proprio la Vecchia Signora dalla competizione. Il debutto è incoraggiante e i bianconeri conquistano 6 punti nelle prime due giornate battendo 3-1 gli olandesi e 2-3 il Lipsia. La serie positiva si interrompe a causa di un inaspettato ko all’Allianz Stadium contro lo Stoccarda, seguito dai deludenti pareggi contro Lille e Aston Villa. L’importante successo per 2-0 contro il Manchester City sembra rilanciare Thiago Motta, ma quella sfida resta soltanto un’eccezione e nelle ultime due partite arrivano uno scialbo 0-0 contro il Bruges e una sconfitta per 0-2 contro il Benfica. Il rendimento è ampiamente insufficiente e anche la classifica parla chiaro: ventesimo posto in classifica nella first phase, 12 punti in 8 giornate e appena 9 reti realizzate. Ai playoff la Juventus affronta una vecchia conoscenza, ovvero il PSV che aveva strapazzato 3-1 all’esordio.

L’andata si gioca a Torino e la Vecchia Signora vince 2-1 fornendo una prestazione convincente: Weston McKennie sblocca la partita al 34′, l’ex Inter Ivan Perisic pareggia i conti nella ripresa e Samuel Mbangula firma il successo della Juve al minuto 82. I bianconeri si presentano quindi al Philips Stadion con un piccolo vantaggio e con due risultati su tre a disposizione per passare il turno. Il primo tempo resta in equilibrio e gli ospiti sono superiori ai padroni di casa, mentre nella ripresa si scatena la furia degli olandesi: Perisic va di nuovo a segno ma dieci minuti più tardi Timothy Weah riporta la qualificazione dalla parte della formazione di Motta. Il PSV inizia ad attaccare a un ritmo forsennato e trova la rete del 2-1 con Ismael Saibari, allungando così la partita ai tempi supplementari. Terminata una seconda frazione di gioco in cui si vedono 17 tiri della compagine di Eindhoven e solo 3 dei bianconeri, al 98′ Ryan Flamingo approfitta di una doppia carambola tra Federico Gatti e Michele Di Gregorio e sigla il tris. La Vecchia Signora si sbilancia e sfiora il gol con Dusan Vlahovic, il quale però colpisce il palo in spaccata. Il match si conclude sul punteggio di 3-1 per gli uomini di Peter Bosz, che ribaltano il 2-1 dell’andata e si vendicano della sconfitta subita nella prima giornata della ‘fase campionato’. “Fa male perché abbiamo buttata via la qualificazione – le parole di un amareggiato Manuel Locatelli -. Siamo tutti responsabili, il PSV ha meritato di vincere e di passare il turno. Ora dobbiamo guardarci negli occhi per capire il problema, neanche noi ci saremmo aspettati di uscire”.

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L’Italia crolla nel ranking UEFA e resta terza dietro Inghilterra e Spagna: rimasti solo quattro club in corsa, si allontana il posto extra

La tripla eliminazione di Milan, Atalanta e Juventus (oltre all’uscita del Bologna nella prima fase) rappresenta uno dei punti più bassi della storia recente del calcio italiano nella massima competizione europea: la Serie A avrà soltanto una squadra (in questo caso l’Inter) agli ottavi per la terza volta, come accaduto nelle stagioni 2013/14 (Milan) e 2014/15 (Juventus). Inoltre i pessimi risultati complicano anche la rincorsa dell’Italia verso la Spagna e l’Inghilterra nel ranking UEFA, che garantisce alle prime due nazioni classificate un posto in più nella prossima edizione della Champions League. Attualmente il nostro paese si trova al terzo posto e ha solo quattro club in corsa nelle varie competizioni europee (Inter, Lazio, Roma e Fiorentina), mentre Spagna (+0.723 punti sull’Italia) e Inghilterra (+3.08) ne hanno ben sei. La Premier League è praticamente certa di avere un’ulteriore squadra in Champions nell’annata 2025/26, mentre La Liga ha circa l’83% di possibilità. Crolla al 17% la Serie A, che ora spera in un miracolo e si aggrappa alle ultime quattro sopravvissute.

  1. INGHILTERRA 20.892 (6/7)
  2. SPAGNA 18.535 (6/7)
  3. ITALIA 17.812 (4/8)
  4. PORTOGALLO 16.050 (3/5)
  5. GERMANIA 16.046 (5/8)
  6. FRANCIA 14.857 (3/7)
  7. OLANDA 14.366 (5/6)
  8. BELGIO 14.250 (5/5)