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La Lazio può arrivare in Champions League?

Questa domanda se la stanno facendo non solo i supporters biancocelesti ma anche gli addetti ai lavori, a causa dei numerosi chiaroscuri che il club laziale ha palesato in inizio di stagione. Teoricamente una squadra sontuosa La squadra di Simone Inzaghi ha tutti i numeri per essere probabilmente l’antagonista della Ju

Redazione
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Questa domanda se la stanno facendo non solo i supporters biancocelesti ma anche gli addetti ai lavori, a causa dei numerosi chiaroscuri che il club laziale ha palesato in inizio di stagione.

Teoricamente una squadra sontuosa

La squadra di Simone Inzaghi ha tutti i numeri per essere probabilmente l’antagonista della Juventus nella corsa al titolo, ma ci sono troppi “ma” affinché lo sia veramente. L’intera rosa è di prima qualità, imbottita di nomi altisonanti e di giovani promesse di valore.
Rispetto alla gran parte delle avversarie, ha cambiato poco, pochissimo rispetto all’anno scorso inserendo, il solo Lazzari e con acquisti “tappabuchi”.
Gli schemi sono stati assimilati da tempo e quando la squadra gira, non ce ne è per nessuno.

Discontinuità è il tuo nome

Non sembra possibile vedere giocare la Lazio a memoria, osservarla completa in ogni reparto, bearsi delle giocate dei singoli e poi ritrovarla in classifica al settimo posto. È difficile trovare un’altra squadra con il potenziale del centrocampo della squadra romana e con un attaccante completo come Ciro Immobile. Tutti i numeri sono dalla sua parte, ma dove sta il motivo della sua discontinuità?

I biancocelesti hanno lasciato per strada già troppi punti e sarebbe questo il momento di mettere del fieno in cascina, approfittando dei problemi di amalgama delle altre squadre. Giocare a memoria mentre gli altri club stanno cercando la quadratura del cerchio, facendo ambientare i nuovi arrivati ed assimilando gli schemi di un nuovo allenatore.
Ma la Lazio non sembra approfittarne, anzi mostra antichi difetti che il tempo non pare volere eliminare ma acuire.

Non sempre il pesce puzza dalla testa

Quante sono le probabilità che la Lazio riesca a finire il presente campionato tra le prime formazioni e si qualifichi per la Champions League? Di sicuro molte ma è la carenza di vittorie che purtroppo smorza gli entusiasmi di chi, realista, nota che c’è qualcosa che non va. Se la squadra è praticamente la stessa dell’anno scorso, quale potrebbe essere la componente destabilizzante?

Qualcosa o qualcuno non le fa compiere il passo in più in avanti ma due indietro nei momenti cruciali facendola peccare di poca maturità.
Facile rispondere additando l’allenatore anche se probabilmente Simone Inzaghi non è esente da colpe. Da qui, però, ad additarlo come unico responsabile non dei brutti risultati ottenuti (perché ce ne sono stati pochi) ma delle mancate belle prestazioni, ce ne vuole.

Fine di un ciclo?

Forse potrebbe essersi concluso un ciclo, sebbene breve. Forse ancora il blocco degli “anziani” si è appiattito e vive di gloria acquisita. Inspiegabile che un campione come Sergej Milinković-Savić prima incanti e poi deluda a ritmi terribilmente regolari, nonostante le enormi potenzialità.

Fatto sta che se il presidente Lotito non riuscirà a venirne fuori, trovando la soluzione a questa insipida realtà, pare oggi complicato affermare che la Lazio possa riemergere. Quasi sicuramente potrà classificarsi tra le squadre italiane che gareggeranno nella Europa League, mentre per la Champions League manca qualcosa, al momento.