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Conte: “Mi sono preso tempo per me ma sono pronto a tornare. Tutti si aspettano un mio fallimento”

Antonio Conte è pronto a tornare in panchina. Il tecnico ex Juventus ed Inter, è ormai fermo dallo scorso marzo quando dopo una stagione non positiva il Tottenham aveva deciso di risolvere il suo contratto. L’allenatore italiano ha recentemente rilasciato una lunga intervista al tabloid Telegraph in cui ha confessato i

Redazione
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Antonio Conte è pronto a tornare in panchina. Il tecnico ex Juventus ed Inter, è ormai fermo dallo scorso marzo quando dopo una stagione non positiva il Tottenham aveva deciso di risolvere il suo contratto. L’allenatore italiano ha recentemente rilasciato una lunga intervista al tabloid Telegraph in cui ha confessato i suoi prossimi obiettivi e la sua voglia di tornare in campo.

Conte è stato accostato a diversi club di Serie A tra cui Milan, Roma e Napoli ma non è detto che il classe 1969 faccia ritorno in Italia. I tanti cambiamenti che avverranno a fine stagione sulle panchine di Premier League, lasciano infatti aperta l’ipotesi Inghilterra dove il tecnico avrebbe anche il budget giusto per puntare al suo grande sogno: la Champions League.

L’intervista di Antonio Conte al Telegraph

Ecco l’intervista che Antonio Conte ha rilasciato ai microfoni del Telegraph.

Sul possibile cambio modulo
“Non basta solo divertire: le mie squadre devono vincere. In ogni club in cui ho allenato portavo il Subbuteo, anche qualche volta per spiegare alcune situazioni tattiche ai miei giocatori. Ne ho sempre avuto uno a casa mia. In futuro potrei giocare con una linea difensiva alta a quattro, ma bisogna pressare molto, altrimenti il rischio è grosso”.

L’ossessione per la vittoria
“I miei trofei a casa mi ricordano perché devi vincere. Quei trofei sono una grande, grande responsabilità perché restano lì a ricordarti che devi vincere. Ho fatto questo e devo continuare a farlo. Se l’obiettivo finale è vincere il campionato e sollevare trofei, è importante offrire intrattenimento al pubblico. Ma essere solo una squadra divertente non basta se vuoi vincere. Lo so perché ho allenato le migliori squadre e loro chiedevano sempre di vincere. Per me adesso è impossibile lavorare per una squadra che diverta solo, perché l’aspettativa è sempre quella di dover vincere. Amo il mio passato, ma allo stesso tempo l’aspettativa che porti è sempre molto alta e se non vinci hai fallito. La migliore opzione possibile è divertire e vincere. E per essere celebrato, devo vincere. Altrimenti gli altri aspettano di festeggiare il mio fallimento. Questa è la verità”.

La stima per Guardiola
“Guardiola è il miglior allenatore del mondo. E poi quando puoi abbinare il miglior allenatore del mondo con un club che può sostenerti e può investire per portare giocatori importanti per migliorare la squadra ogni stagione perché vogliono rimanere in cima al mondo, allora è molto, molto difficile competere allo stesso livello. La mia storia dice che nei miei club sono sempre arrivato in una situazione difficile e con problemi. Costruisco sempre. Dopo la mia prima stagione al Chelsea, quando vincemmo il titolo, avremmo potuto dominare in Inghilterra. Abbiamo parlato con Lukaku e van Dijk e con quei due giocatori importanti avremmo potuto cambiare la situazione”.

Il passaggio alla difesa a 4
“La gente pensa che il 3-5-2 sia un sistema difensivo, ma non è vero. Basta vedere quanti gol segnano le mie squadre in ogni stagione. Non dipende dal fatto che siano tre o quattro in difesa, dipende da come costruisci la squadra e costruisci l’attacco. Allo stesso tempo, non va bene essere troppo offensivi. E nemmeno troppo difensivi. Bisogna rispettare le caratteristiche dei giocatori e adattarsi a loro. La mia esperienza mi dice che se vuoi vincere il campionato o alzare un trofeo, devi avere una squadra stabile. La scorsa stagione il Manchester City è stato il miglior esempio di squadra dotata di grande equilibrio, difensivamente e offensivamente”.

Il sogno Champions League
“Ho preso questo tempo per me, per la mia famiglia e per andare a trovare i miei genitori. Mio padre mi ha spinto a rientrare in fretta, ma è importante ricaricarsi, fisicamente e mentalmente. Adesso il mio unico problema è che ho troppa energia e sto dando fastidio a mia moglie. Onestamente, un giorno mi piacerebbe sollevare la Champions League da allenatore. Ma so che è molto difficile. La gente pensa che sia semplice, ma devi restare nel club giusto, un club che corrisponda alle tue ambizioni, un club pronto a fare l’ultimo passo per vincere la Champions League. Guarda il Manchester City. Sette anni, no? Vorrei regalare questa gioia a mio padre. Mi ha detto ‘voglio vederti sollevare la Champions League’. Non è semplice, ma tutti possono avere un sogno”.